Quando le ragazze vedevano di buon umore il babbo, erano sicure che egli era contento della propria pittura; ma non era avvenuto mai che dopo aver fatto sparire la cavolata, o il risotto, o il minestrone, comparisse qualche altra ghiottoneria. Questa era un’arte di prestigio ignota ancora a babbo Salvi. Invece quel giorno babbo Salvi sbottonò la giacchetta, e dalla tasca interna con molta malizia estrasse un involto rosso che depose sulla mensa. Le ragazze si curvarono più del necessario a guardare il fenomeno, e Sofia, come se non potesse più resistere alla curiosità, allungò un dito per toccare; incoraggiata dall’esempio, Giuditta fece altrettanto. Avevano fiutato che si trattava di cacio di Gorgonzola, ma stettero ferme ad aspettare che il babbo lo avesse rivelato come gli paresse meglio per mantenere il tono del buon umore.

La celia di babbo Salvi fu questa, di scoprire lentamente l’involto rosso per lanciarne apparire un altro blu, e di nuovo uno rosso, e ancora uno blu; finchè, dopo molto ridere, Sofia e Giuditta di comune accordo dichiararono che avevano capito tutto, e che tutti quegli involti non vestivano un bel niente. Allora il genitore si affrettò a spogliare di altre due camicie il cacio di Gorgonzola, che apparve tutto nudo, trionfando sulla mensa.

— Che idea ti è venuta quest’oggi di portare a casa il cacio di Gorgonzola? interpellò Giuditta.

Babbo Salvi non rispose, ma brandendo il coltello con molto mistero spartì la gorgonzola in quattro parti; ne offrì una a ciascuna delle figlie, una a sè stesso, lasciò l’ultima sulla mensa per gl’invisibili. Quest’ultima porzione era piccolissima, perchè, secondo la dottrina del pittore Salvi, gl’invisibili sono bensì ghiotti e vogliono mangiare di tutto, ma si contentano di poco.

All’ultimo disse:

— Non vi voglio far penare; Nerone mi ha dato tre numeri; gli ho giocati, ed ho vinto...

— Quanto? dissero insieme le ragazze.

— Poco... trenta lire; ma mi fanno comodo.

— Gl’invisibili potrebbero essere più generosi, disse Giuditta; per essere stato imperatore di Roma, Nerone non è splendido.

— Contentiamoci, Giuditta; Nerone fa quel poco che gli è concesso nell’altro mondo, dove non sono più nè imperatori nè sudditi, ma solamente spiriti alti e bassi... che non possono far male...