Tito era sempre rimasto sull’avvisato; si conosceva troppo bene, o forse si conosceva troppo male da non credersi battuto abbastanza da una gran burrasca. Temeva la bellezza femminile, perchè vi aveva naufragato una volta; ma non sapeva che certe anime deboli si temprano colla osservazione di sè stessi, e che allora la debolezza può essere la forza di tutta quanta la vita.

Di quella mossa di Giuditta sullo sgabello, Tito intese tutto il significato, e ne sorrise; ma pure non guardò la pianista, che veniva spiegando al vecchio Mattia la propria idea.

Il cieco approvava tutto col capo, e all’ultimo disse:

— Mi rallegro; non sarò io a dirle: badi, va incontro a molti dolori che saranno pagati forse con poche soddisfazioni. Si vince ogni cosa da chi sa patire, e lei mi sembra innamorata della gloria...

— La gloria! Io innamorata della gloria! Ma niente affatto innamorata! A che serve la gloria? Come è fatta la gloria? Chi l’ha vista mai da vicino? Quelli che l’avrebbero sono troppo morti, quelli che l’avranno sono troppo vivi.

Giuditta espresse questi concetti ridendo e celiando, e infine confessò che non se gli era fatti lei; non aveva avuto tempo di pensare certe cose; ripeteva quello che aveva sempre inteso dire a tavola, dal babbo.

— So benissimo come la pensa il babbo; me l’ha lasciato intendere oggi stesso; egli crede di amare unicamente l’arte e di non pensare alla gloria; invece ne è innamorato cotto anche lui; non glielo stia a dire, perchè andrebbe in collera; ma può credere ad un cieco che da molto tempo guarda nell’anima umana, e vi scorge cose poco vedute.

Giuditta, fissando attentamente la faccia del vecchio, notò che Tito le aveva messo gli occhi in faccia due volte, fuggitivamente; e che la terza volta non li staccò più.

— Sarà benissimo, disse Giuditta tanto per dire qualche cosa quando il cieco ebbe finito; e non sapendo dove mettere lo sguardo per non dar soggezione, lo girava qua e là, poi lo chinò a terra un momentino, per rialzarlo sfolgorante e piantarlo addosso al giovinotto.

Ma Tito sostenne l’urto senza barcollare, perchè, avendo pensato a Cesira e ad altre donne belle, a Sofia ed altre ragazze buone, Giuditta era rimasta lì, in faccia a lui, mentre egli era altrove. Infatti per il resto della serata si sentì tanto al sicuro da offrirsi di accompagnarla a casa, come aveva fatto la prima volta con Sofia.