— È vero; ma scommetto che abbiamo inteso tutto. Non è poi il diavolo il latino. Velim mei semper recorderis et si venerit tempus quo aliqua in re tibi esse possim... Si capisce quasi tutto.
— Quasi.
Ma il cieco, lusingato da quell’augurio che arrivava da Pietroburgo, si può dire dall’altro mondo, scritto in lingua morta, non era scontento di farselo spiegare molte volte da quanti fossero venuti a fargli visita, ancorchè non avessero saputo di latino.
Perchè, se tutto l’anno non si vedeva quasi nessuno, salvo qualche artista poveraccio, a cui Mattia faceva l’elemosina, non era così a san Silvestro; almeno i numerosi amici di Tito, sapendo di far piacere al compagno, avrebbero portato un augurio al vecchio.
Vennero infatti tutti; e ognuno ebbe una parola bugiarda per consolare il cieco.
Egli domandava:
— Che cosa fate voi altri? Qual è la pittura di moda fra i giovani?
I burloni rispondevano sempre: la vecchia; gli altri s’impaperavano, dando il gusto a Tito di poter dire con indulgenza rassegnata: “peccato che io non possa vedere quello che fate!„
— Mi faccia piacere di dir fortuna, ribatteva il burlone; lei ha chiuso gli occhi in tempo, glielo dico io.
Oppure il burlone rispondeva: