— Sicuro che ho torto... Stando a quattr’occhi con quella ragazza mi sento tanto bene; ma non mi passa mai per il capo l’idea dì poterne fare qualche cosa di più... o di meno... di un’amica intima.

— Hai torto, insistè il cieco curvando il capo sul petto; poi volle sapere di chi fosse innamorata quella buona figliuola.

Ma siccome Tito titubava ad accontentare il babbo, egli stesso fu primo a pentirsi.

— Non me lo dire; non voglio saper nulla; lo indovinerò.

Infatti non tardò molto ad indovinare che la buona ragazza aveva una segreta inclinazione, di cui si sentiva umiliata, e che combatteva forte per vincere. L’inclinazione segreta e combattuta era per Tonio; per il cugino innamorato di sua sorella; ed era un’inclinazione di cui non avrebbe dovuto vergognarsi, perchè era nata da una gran pietà.

Quando era venuto Marzo ad annunciare con magnifiche giornate di sole che l’invernata era propriamente finita, Mattia aveva voluto scendere ogni giorno in giardino a far due passi, mentre suo figlio lavorava al cavalletto. Il braccio di Tito non gli era necessario; tastando col bastone le muraglie e tenendosi alle branche delle scale, era sicuro di non sbagliare; così diceva; ma Tomaso, consigliato da Tito, non lo perdeva mai di vista.

Faceva lunghe passeggiate nel viale, finchè si sentisse stanco; allora si andava a sedere sopra una panca di sasso, e stava per ore intere ad ascoltare il cicaleccio dei passeri; qualche volta si svegliava nel vecchio platano la voce di un merlo; faceva lunghi discorsi dicendo cose melanconiche, e Mattia lo ascoltava con una gran tenerezza.

Poi Tito veniva a raggiungerlo, e si passeggiava ancora a braccetto, prima del desinare.

Ora non accadeva più di parlare del passato. A che cosa poteva servire ancora pensare ad un amore sepolto, ad un’ombra svanita? Tito diceva in buona fede che, amando l’arte sinceramente, si è al sicuro da ogni altro amore; Mattia non era persuaso, ma non diceva di no. Aspettava. E quando la sera, puntualmente, arrivava Sofia, il cieco innamorato ancora, ma non sapendo più di che, le presentava le due mani, perchè essa corresse a stringerle.

Una sera erano soli. Tito era andato all’adunanza della Famiglia Artistica; il cieco aveva provocato con astute suggestioni la confidenza della sua giovane amica, e Sofia si era arresa a dire quasi tutto; aveva pensato un momentino prima di svelare il proprio sentimento, e l’aveva svelato perchè quella confidenza, se mai, non poteva far male ad altri che a lei.