Mattia aveva saputo molte cose, per esempio che quel Tonio era un bonissimo figliuolo, pieno di cuore e di volontà; che Giuditta era una ragazza accorta, che arriverebbe di sicuro a tutto quanto desiderava — (che cosa desiderava? — Sofia non lo volle dire); che babbo Salvi aveva la virtù ignota a tanti, d’essere fiero della propria sorte... e perchè la vita gli aveva dato l’arte, o almeno l’amore dell’arte, e perchè la morte gli prometteva...
— La pace, affermò il cieco.
— Oh! tutt’altro; il babbo non se ne sarebbe contentato; piuttosto la battaglia — ma perchè la morte gli prometteva semplicemente un’altra vita, babbo Salvi era contento.
Mattia aveva voluto sapere di più, e siccome la fede, che faceva tanto bene a babbo Salvi, e ne faceva molto anche a lei, non poteva far male al cieco, Sofia si dilungò a parlare di spiriti e di spiritismo.
— Lei ci crede? domandava ogni tanto il vecchio; lei crede proprio che Nerone...
No, Sofia non credeva a Nerone, anzi non era sicura di credere a nessuna delle manifestazioni che gl’iniziati assicurano d’aver ottenuto dal mondo superiore... — E perchè non ci credeva? — Oh! unicamente perchè non aveva visto e toccato nulla lei stessa; ma credeva alla buona fede di chi aveva visto e toccato; credeva ad un mondo superiore che guarda ed aspetta.
Il cieco ascoltava attentamente. Le parole meditate della ragazza lo facevano pensare. Egli confessò umilmente che se aveva guardato qualche volta in alto, era stato per non perder d’occhio l’ideale, quando si era immaginato che l’arte potesse essere tutta la sua vita.
Quella sera stessa, dopo un lungo silenzio, Mattia disse alla sua piccola amica:
— Può essere che anch’io, senza saperlo, abbia una religione, e non mi dispiacerebbe che fosse la sua.
Sofia assicurò che egli ne aveva una. Oh! non aveva avuto sempre il culto dell’ideale? Ebbene l’ideale è del cielo.