“L’ideale è del cielo;„ ripetè parecchie volte il cieco dubitoso.
Lo ripetè ancora quando Tito, tornato a casa dalla Famiglia Artistica, annunziò che Tonio era lì, in istrada, ad aspettare Sofia per accompagnarla a casa.
— Mi è venuto voglia di dirgli che venisse di sopra, invece di aspettare; ma egli mi ha visto e si è allontanato; glie lo dica lei, signorina.
— Glie lo dirò, rispose Sofia; povero Tonio!
Il cieco era stato ad ascoltare in silenzio per vedere se mai nelle parole di suo figlio e della bellissima Sofia si potesse scorgere un tantino di dispetto da una parte, di turbamento dall’altra; non ci vedendo nulla, tornò al pensiero di prima:
“L’ideale è del cielo!„
Tonio era puntuale. Alle nove di ogni sera, si avviava melanconicamente da casa sua, per avere tempo di aspettare una mezz’oretta la cugina Sofia. La buona ragazza si era doluta un paio di volte di quel sagrificio, aveva fatto notare che la casa del cieco era a pochi passi dalla propria, che a quell’ora la strada era ancora frequentata, e molte botteghe aperte, e infine che se ne avesse visto la necessità avrebbe detto a babbo Salvi di venirla a prendere, ma necessità non ce n’era proprio.
Ma Tonio, non volendo farsi bello del sagrificio, aveva assicurato ingenuamente che quell’ora non sapeva impiegarla meglio che accompagnando la cuginetta.
Era in buona fede. Non aveva taciuto nemmeno che nel venire ad aspettare Sofia passava, quasi senza volere, per la strada di... babbo Salvi, e che qualche volta si fermava a guardare in alto se la finestra tonda era illuminata. Così Sofia si lasciò accompagnare senza lagnarsi più.