Dopo queste assicurazioni rimase nell’opinione di Mattia che la religione spiritica era una cosa da lasciare in disparte.

— Proveremo un’altra volta.

— No, non stiamo più a provare; qualunque cosa sentissi, dubiterei sempre; è la sorte dei ciechi.

Quando questo pensiero melanconico si affacciava al suo cervello, Mattia si credeva il più infelice degli uomini; allora enumerava le proprie sventure, e dava un gran valore a tutte le rinunzie che negli ultimi tempi aveva dovuto fare, per poter buttare in faccia a suo figlio queste parole significative: “che ci sto a fare al mondo?„

Ma non era vero che egli non sapesse stare nel posticino che gli era rimasto, accanto al suo figliuolo, nell’intimità di quella buona ragazza, che gli faceva la lettura e gli sonava la gran musica. Nell’ora di buon umore lo confessava egli stesso. Solamente aggiungeva che perchè la sua felicità fosse intera, gli mancava una cosa, sempre la stessa cosa.

Qualche volta la sera, quando era sicuro che Sofia e Tito fossero vicini, badava bene a non sviare il silenzio con una parola; aspettava il caffè, o lo aveva bevuto appena, e se ne stava zitto in aria meditabonda, per far credere a quei due ragazzi che egli si fosse appisolato; ma in verità tendeva l’orecchio aspettando una parola sommessa che non veniva mai.

— Che veste ha in dosso oggi? aveva chiesto tante volte alla ragazza.

Ah! se gli fosse stato lecito dare un consiglio a quella magnifica creatura sempre vestita di lana bigia e coi capelli pettinati male! “Signorina, le avrebbe detto se non avesse avuto paura d’intimorire la sua modestia; signorina, il bigio non sta bene alle belle ragazze come lei, lei è bruna, è pallida, dunque ci vuole l’arancio; oppure il nero; i capelli me li tenga rialzati in modo da lasciar vedere la fronte, accomodi le treccie dai lati e le lasci cadere sugli omeri, come una cornice. Se farà tutti i giorni così, qualcuno non resisterà lungamente.„

Però qualche speranza gli rimaneva ancora; notava che Tito da un poco non andava volontieri alla Famiglia Artistica, preferendo rimanere col vecchio babbo e colla nuova amica.

Così si era giunti ai bei giorni di maggio. Ma la serenità fu rotta da una lettera inaspettata, da un nome non dimenticato: Cesira!