Erano ancora a tavola quando il servitore portò quella lettera arrivata colla posta delle otto.
Tito, appena ebbe dato un’occhiata alla soprascritta, impallidì; guardò Sofia, che lo guardava.
Mattia, interrotto nella dimostrazione canzonatoria d’una teorica d’arte, sorrideva ancora pronto ad avviarsi ancora; ma siccome il silenzio si prolungava più del necessario, chiese sommessamente:
— Che cosa è stato? che ci è in quella lettera?
— Ancora non l’ho letta, rispose Tito nervosamente. Ma tu non puoi immaginare chi è che scrive?...
— Cesira! balbettò il cieco. Che cosa ti può scrivere?
— Ora lo sapremo, disse il giovine.
Ma guardava ancora la busta suggellata.
— Senta, disse la ragazza, non legga subito; aspetti almeno un poco, aspetti d’essere solo.
Allora Tito lacerò la busta e lesse con un tremito nella voce.