La commediante scriveva:
“Amico mio!
“Tu mi dicesti una volta: “in ogni tempo, qualunque cosa accada, ricordati che tu e la tua figliuola sarete sempre le ben venute.„
“Ebbene, io sono qui a pochi passi da te e sono infelice, quanto mai può essere una creatura umana. Ho perduto tutto ciò che un giorno mi ha fatto amare da te, e che ti ha fatto soffrire. Bianca anche essa non sta bene, ha la tosse; le hanno consigliato il mutamento di clima; ed ho pensato che suo padre soltanto può guarirla. La mamma non potrebbe altro che morire con lei. Tito, amico mio buono, fatti cuore e cerca di vincere il tuo risentimento per pietà di questa innocente. Essa picchia alla tua porta chiedendo l’elemosina della carezza paterna. Essa sola. La madre sua non vuol nulla; e ti benedirà in eterno chiedendoti soltanto questo, che tu non cerchi nemmeno di vederla. Rispondi fermo in posta alla disgraziata
“Cesira.„
Fu un lungo silenzio.
Tito aveva piegato il capo sul petto e Sofia guardava fissamente nel vuoto, trattenendo a forza la commozione. Soltanto il cieco aveva un sorriso amaro sulle labbra; e fu il primo a rompere quella pena.
— Rileggi ancora; spero che non ti farà male, anzi ti farà bene.
Tito si provò a rileggere, ma era commosso troppo, e Mattia insistè.
— Signorina, vuol leggere lei?