— Qui, gli disse tremando, signor Silvio...

V'era tale abbandono in quelle parole, che Silvio ne fu commosso.

Senza dubbio Carlotta anch'essa s'accorse d'essersi spinta troppo oltre, e tentò di mitigare con uno scherzo stentato la vivacità di quel richiamo.

Silvio e Felice si trovarono così l'uno in faccia all'altro; si guardarono immobilmente un istante, sfidandosi a vicenda, e volendo costringere l'un l'altro ad abbassare gli occhi per il primo, Silvio non cedette punto; il cavaliere sogghignò amaramente, si levò in piedi, salutò, e si allontanò gettando un ultimo sguardo sopra Silvio, che lo accolse impassibile. In quello sguardo era giurato un'odio.

Carlotta aveva chinato gli occhi sopra un albo di paesaggi.

— Osservate, diss'ella a Silvio appena il cavaliere fu partito — che incantevole veduta! ci sono stata; ecco laggiù il lago di Costanza, e qui a sinistra la città di S. Gallo.

— Infatti..

— Non avete voi visitato la Svizzera?

— Infatti.... io non ho visitato la Svizzera.

IX. Silvio ad Eugenio.