— Dunque non è vostro amico?
— Amico, precisamente, no. Lo conosco.
— Molto?
— Poco; i nostri rapporti sono recenti — qualche parola, e qualche mazzo di carte scambiate insieme — e più carte che parole. È un giocatore assai fortunato; io ho puntato spesso sulle sue carte, e gli sono riconoscente della sua fortuna. Ecco tutto; il cavaliere non è di Milano, conosce poche persone, mi ha pregato di fargli respirare in qualche modo l'aria delle nostre sale, e l'ho condotto qui.
Silvio non potè saperne di più; ma era già molto che egli avesse la certezza che l'incontro di Saivani con Carlotta non fosse soltanto effetto del caso.
Da quel punto mutò proposito, e non volle lasciar quella casa senza prima accertare in qualche modo i suoi sospetti.
Il cavaliere Salvani si tenne quasi sempre lontano da Carlotta; parlò due o tre volte col marito, entrò nella sala da giuoco, perdette alcuni biglietti di banca; impassibile sempre. Silvio lo seguiva come uno spettro.
Finalmente quell'uomo, dopo aver gironzato alcun poco attorno a Carlotta, prese il partito di sedersele vicino. Silvio si arrestò di botto; e pose una mano sul cuore a reprimerne la frequenza dei battiti.
Carlotta vedendo quell'uomo aveva fatto un movimento di ripugnanza, e aveva tentato allontanarsi; ma il cavaliere l'aveva guardata fisso con uno sguardo imperioso; la poveretta a quello sguardo aveva tremato come al tocco d'una pila, e s'era arrestata.
Silvio non pensò ad altro, e si fece innanzi per porsi anch'egli a fianco di Carlotta. Questa lo vide, ne indovinò l'intenzione, e fe' un atto di gioia — e facendogli posto sul divano: