Quella donna camminava sempre innanzi a lui. Guardandola più attento, gli parve che si fosse ingannato e che non potesse essere Carlotta; le forme e le movenze eran di Carlotta, ma mancavano due linee alla sua statura, per poter dire che la fosse davvero. Egli non poteva errare; l'aveva vista tante volte....
— Oibò, conchiuse, non è Carlotta.
Tuttavia non seppe risolversi di arrestarsi e proseguì, sebbene più lento, nel cammino che gli veniva segnato da quell'incognita.
Ad uno svolto di via il cuore gli battè più celere, il velo di quella donna s'era sollevato alquanto, e gli occhi penetranti di Silvio erano passati come un dardo in una feritoia.
— È dessa, è dessa — ripetè sconfortato.
E questa volta accelerava il passo con frenesia; se non che non andò molto che si arrestò un'altra volta. Aveva misurato ancora la statura di quella donna, e assolutamente le mancavano due linee per farne una Carlotta.
Non osando più affermare nulla dentro di sè, si lasciò guidare macchinalmente, spinto da quella che si può chiamare la forza d'inerzia della volontà, e che è pelle nature variabili e deboli la sola direttrice delle azioni.
Camminò di tal guisa gran tempo; parea che quella donna errasse capricciosamente, come se temesse d'essere seguita, e volesse sviare ogni ricerca. Pure egli era certo di non essere stato veduto.
D'un tratto l'incognita si fermò, e guardandosi attorno, entrò d'un balzo in una carrozza da piazza, che pochi istanti dopo partì al galoppo.
Silvio s'arrestò sbigottito.