Una carrozza privata era ferma nel mezzo della piazza; parve che il cocchiere di quella, vedendo una carrozza accostarsi, si ripiegasse indietro per pigliare degli ordini; infatti poco dopo tirò le redini, e mosse lentamente incontro al numero 103. Il cocchiere del numero 103 dal suo canto rallentò le redini sul collo di Lupo, e lasciò che egli si avanzasse al piccolo trotto.
All'improvviso la carrozza privata mutò direzione, e volse a sinistra; da quella parte un'altra carrozza arrivava di galoppo. Silvio riconobbe in essa il numero 102, smarrì le forze, e dovette abbandonare lo sportello.
Un'istante dopo diede ordine al cocchiere di passar oltre per non insospettire.
Allora appoggiò la fronte ardentissima sul piccolo finestrino posteriore, e guardò con occhio smarrito ciò che stava per succedere. E vide le due carrozze arrestarsi l'una presso all'altra, e lo sportello del numero 102 aprirsi, e contemporaneamente aprirsi lo sportello dell'altra; poi un piede piccolo appoggiarsi sul predellino del numero 102, ed uscirne una donna velata. Silvio rattenne il respiro per concentrare negli occhi tutta la sua vita... Un grido proruppe soffocato dal suo petto; no, egli non poteva più oltre dubitare: quella donna era Carlotta.
La vide attraversare il breve tratto di via che la separava dall'altra carrozza; e una mano sporgersi per aiutarla a salire; poi null'altro; le lagrime gli oscuravano la vista.
Poco dopo un polverio lontano segnava ancora il sentiero di quella fuga.
— Devo seguirli?... domandò il cocchiere, accennando col dito la carrozza che si allontanava.
— No; rispose Silvio con voce cupa.
— Volete che mi accosti al numero 102?...
Senza aspettare la risposta, spinse Lupo al galoppo.