Mi par di vederti — e ti leggo negli occhi, nel sorriso e nel cuore una domanda; ma io non ti risponderò per ora. Cerca pure in questa lettera un nome di donna — non lo troverai. Se è vero che io debba provare ancora le dolcezze puerili — io dico puerili — dell'amore, vorrò essere il primo a sincerarmene; nè tu, nè altri, ne avrà la certezza che dalla mia bocca.

Ricorda che io conto inesorabilmente sopra le Impressioni di viaggio che tu hai promesso di scrivere. So che il far niente ti serena l'animo, e che contemplando ti parrà di vivere troppo bene, perchè abbia ad occuparti di questo strumento di tortura che è la penna del letterato in Italia.

Lavora per me; arrossisci di rivedere le Alpi, senza aver cantato i Pirenei. Oltre a che il tempo ti parrà più breve, e le noie degli avvocati meno amare; e quando le tue faccende siano all'ordine, e ritornerai fra le braccia dell'amico tuo, anch'egli sarà in qualche modo compensato della tua assenza. Amami».

II. Eugenio a Silvio.

«La tua lettera mi ha preceduto di due giorni. Or eccomi finalmente ad Huesca, dopo un viaggio abbastanza lungo, e se devo dirlo, poverissimo d'avvenimenti. Vedi che io dico avvenimenti, e non avventure; non perchè di queste ultime ne abbia avuto, ma perchè tu non immagini che io n'andassi in cerca. Per altro non mi sono annoiato; ho pensato, ho fantasticato molto, ho raccolto una gran messe di idee e di voli; e se le mie Impressioni di viaggio vedranno quando che sia la luce, tu stesso ne sarai giudice.

Come tu l'hai pensato, io ho mutato di molto il progetto del mio viaggio; ho incominciato dal cedere una volta, e invece di tirar diritto da Avignone a Tarbes, mi sono spaventato della distanza e ho fatto sosta a Montpellier. Il guaio volle che Montpellier mi piacesse, e vi dormii una notte — un dolce sonno te lo assicuro — ed è per lo appunto questa dolcezza che mi ha fatto invaghire dei viaggi a tappe. Infatti invece di partire il domani per Tarbes, come io aveva sacramentato meco medesimo di fare, me ne andai con animo di arrestarmi a Carcassona. A metà via discesi a Beziéres. Però d'allora in poi non fermai più nulla, e come Dio volle, venni man mano a Pamier, e poi a S. Gaudenzio, e a Tarbes — e se il diavolo ci ficcava meglio la coda, uscivo di via e mi spingevo fino a Pau — nè so come mi sia risoluto a discendere a Bagnéres, e a Baréges. In quest'ultima città mi disponevo ad attraversare i Pirenei presso il Monte Perduto, ma un inglese che viaggiava per diporto, e con cui avevo stretto relazione a Tarbes, scese in quel giorno allo stesso albergo, e poichè egli voleva visitare la famosa Valle d'Arran, mi decisi a deviare un breve tratto con lui. Così passai i Pirenei fra le gole del monte Maledetto. Non ti dico nulla dell'incanto di quella traversata — tanto varrebbe che io scrivessi per te solo le mie Impressioni di viaggio.

Di Huesca non ti parlo; mi è riuscita spiacevole a prima vista, e parmi che non mi ricrederò; ad ogni modo non ho a fermarmici molto, e, se Dio lo vuole, conto di trovarmi presto al tuo fianco. E tanto più ci conto e me ne struggo, se penso al piacere con cui ho visto i tuoi caratteri, e la parola Italia sul timbro postale della tua lettera.

Ma che! tu minacci dunque d'impazzire? E che modo è questo tuo di torturare il cervello d'un amico che ha i fianchi rotti, non so se più dai cavalli di posta, o da una mezza dozzina di curiali che gli stanno alla cintola giorno e notte? Che vuoi tu che io capisca di queste vaporose fantasime del tuo intelletto?

In verità io ho serio timore che assai valesse meglio la tua tetraggine d'una volta, che questa falsa allegria che ti contorce le labbra come la sardonica; e meglio era non uscirne mai, che uscirne così stoltamente.

Sei o no innamorato? Non lo sai! l'hai a sapere dico io. In queste miserie del cuore, se non ci vedi dentro tu, chi ci ha a vedere? Oltre a che tu sarai colto alla sprovveduta, come una fortezza sguarnita; e questo, credilo, è il peggior danno che possa toccare ad un galantuomo. Diffida, diffida sempre, e di tutti; e più che d'ogni altro, di te medesimo. Se gli uomini sapessero cacciarsi in mente questa verità: che le grandi sciagure sono tali per lo appunto, perchè inaspettate, il numero degli sciagurati n'andrebbe minorato d'assai.