Carlotta continuava a guardarlo sott'occhi; forse ella aveva letto nell'anima di lui, e quello sguardo rivelava la pietà.

Ma l'immaginazione degli innamorati ha le ali più robuste e s'accompagna nei voli colla speranza.

Per Silvio quello sguardo voleva dire ben altro; era un amore corrisposto, una fiamma celata, era il profumo che tradiva un affetto dissimulato. Tremante e pallido egli ricercò quello sguardo avidamente.

Carlotta volse gli occhi altrove. Era un riguardo; e tuttavia Silvio ne fu addolorato. Vi fu un istante di silenzio.

— Noi siamo pur soli — pensò Silvio; io potrei...

— Lasciate Milano per molto tempo? — domandò Carlotta all'improvviso.

— Lo ignoro... Dipenderà dalle circostanze.

Carlotta aveva strappato un giacinto bianco da un piccolo vaso, e lo sfogliava lasciandone cadere i petali sulle sue ginocchia. Silvio stava muto a guardarla.

La sua posizione diventava sempre più imbarazzata; ma egli non se ne accorgeva più; non temeva più il ridicolo; non cercava più di celare sotto un'apparenza fredda e contegnosa il tormento della sua passione.

Si era svelato, e lo sapeva. Non aveano detto parola, e pure s'erano compresi. Egli aveva detto l'amore; essa la pietà. Il silenzio ha delle grandi rivelazioni. Carlotta aveva pietà di lui; non poteva più dubitarne. Era bastato un momento ad apprendergli tutto, a farlo ricadere dall'altezza delle sue fantastiche speranze, nella rassegnazione dell'uomo che non domanda altro che il compianto. Uno sguardo aveva sprigionato nel suo petto i sogni e le ebbrezze del desiderio e dell'amore, uno sguardo lo aveva ricacciato nel suo nulla.