Anzi, poi che mi pare che questo sillogismo mi riconforti, prometto d'amare questa incognita a qualunque costo, di amarla tranquillamente, allegramente, di accostarmi all'amore come un gastronomo si accosta alla mensa, o un freddoloso al focolare. Il cuore della donna è per lo appunto, come tu vuoi meglio, una tavola da pasti o un focolare: ci si sta un po' stipati, ma in molti. Sarà una passioncella meditata, ma sarà puro una passione; e forse sarò più fortunato che non lo sia stato con colei, e mi compenserò del passato.
E se non fosse giovine e bella? Non posso crederlo. La statura forse più alla di quella di Carlotta, il corpicino sottile, forse più sottile di quello di Carlotta, il passo lento ma franco, sono indizio di gioventù e di grazia. Sarebbe strano che la bellezza non vi si accompagnasse; infine gioventù e grazia unite sono già per sè stesse una bellezza; però se anche il naso di questa donna disarmonizzasse, o i suoi occhi sporgessero un po' troppo sulla fronte, prometto di starmene pago al resto, e di amarla ugualmente............»
XXV.
Il giorno 31 ottobre fu una giornata assai melanconica. Silvio si era messo, secondo il solito, alle finestre del giardino, e pensava all'incognita, portando a riprese lo sguardo sulla casa in cui essa abitava e sul viale dei pini nel quale l'aveva veduta. Egli pensava che quella donna e lui occupavano nello spazio due punti che una linea retta assai breve avrebbe potuto congiungere, e che tuttavia vivevano ignorati e lontani come se l'un dei due si trovasse al capo di Buona Speranza.
Intanto il vento autunnale sussurrava fra le fronde intatte dei pini, e sfogliava lentamente alcuni vecchi olmi che fiancheggiavano il pergolato. Quella solitudine, quella quiete, fecero brulicare nella sua testa una folla di idee assopite; ripensò a Milano, ad Eugenio, alle sue antiche abitudini d'artista, alla inerzia in cui vivea, a Carlotta; rammentò per associazione d'idee il platano secolare che sorgeva nel mezzo del giardino della sua abitazione in Milano, e gli parve che quel platano valesse meglio di quei pini... Intanto il vento sussurrava senza tregua; e pareva rianimarsi, e invadendo la camera, involava da un tavolo di disegno una dozzina di abozzi, e li sparpagliava sul pavimento e sui mobili.
Tuttavia Silvio non si mosse, e stando alla finestra e lenendo gli occhi socchiusi per difenderli dal polverio, riceveva sulla faccia quei freschi buffi di vento che accarezzavano scompigliandoli pazzamente i suoi capelli.
Guardò sotto di sè, e vide il pergolato ingiallito e i lunghi sarmenti agitati dal vento spogliarsi anch'essi delle loro foglie disseccate. Una speranza sorriso nel cuore di Silvio; fra pochi giorni quei pergolato sarebbe stato interamente nudo, i vecchi olmi del pari; nulla più si sarebbe frapposto a' suoi sguardi, il suo orizzonte si sarebbe allargato come per incanto, ed avrebbe visto la bella incognita. Da quel punto il sussurro del vento gli suonò dolce come una promessa.
Rianimato da questo pensiero, Silvio dimenticò ben presto il platano secolare e le altre fantasie milanesi. Una nuova idea occupò allora il suo cervello; un progetto audace ruminato da molto tempo e che non aspettava che l'occasione per tradursi in pratica.
Silvio non indugiò più oltre; prese un foglio di carta profumata, rimboccò le maniche come dovesse accingersi a una grande opera, e scrisse furiosamente una lettera così concepita:
«Signora,