La donna offriva agli occhi di Silvio una magnifica capigliatura nera, e un breve tratto del profilo (un profilo adorabile); una mano candidissima nascondeva il rimanente.

Silvio attese. Non andò molto che quell'uomo si mosse come per rizzarsi in piedi; Silvio si ritirò prudentemente, temendo d'essere scoperto e immaginando che la sua compagna avrebbe fatto altrettanto. Rimettendo il capo alla finestra, il suo volto era pallido per l'emozione; egli stava per vedere il volto dell'incognita, i suoi 22 anni e l'azzurro delle sue pupille.

Al contrario quella donna era sempre immobile, colla testa sempre china al suolo, colle mani sempre appoggiate al volto. L'altro si allontanava a passi celeri lungo il pergolato.

Era una fortuna insperata; Silvio non pensò altro; gli parve che la Provvidenza non avrebbe voluto favorirlo, così avvedutamente un'altra volta, e sporgendosi del corpo sul davanzale, gettò con un movimento rapidissimo l'amorosa pallottola, che per la sua leggierezza descrisse un breve arco e ricadde a due passi dalla bella pensosa.

Silvio fu ancora più ratto a ritirarsi indietro; quella donna, non vedendo alcuno, avrebbe esposto più lungamente e con maggior abbandono il suo volto.

Tutto l'edifizio dei suoi sogni stava per consolidarsi o rovinare in un punto.

Col capo appoggiato contro le gretole delle imposte, cogli occhi intenti ed immobili, col cuore palpitante e commosso, Silvio cercava i 22 anni di quella donna e l'azzurro delle sue pupille....

XXVI.

L'incognita si scosse, levò il capo; guardò la finestra dietro della quale si nascondeva Silvio; guardò la pallottola; titubò un istante, e s'allontanò senza rivolgersi.

Silvio rimase immobile e muto; aveva voluto mostrarsi e gridare per richiamarla, ma la voce erasi spenta nel suo petto. Coll'occhio immobilmente fisso e coll'anima agitata, egli seguiva quella donna, il fantasma redivivo del suo vecchio amore... Carlotta.