— Il passato non mi appartiene — disse Silvio a sè stesso — l'oggi è mio.
Malgrado ciò i giorni erano passati uguali, monotoni, senza che nessuna delle parvenze sperate della sua mente avesse preso corpo e vita vera.
Dopo il secondo giorno, la sua sicurezza si mutò in aspettazione che aveva tutti i travagli d'una vaga incertezza; dopo il terzo giorno l'aspettazione divenne desiderio ardente e pauroso. Tutto inutilmente — Carlotta non venne.
Giovanni era quasi sempre al suo capezzale; ma non era uomo da cui si potessero avere facilmente molte parole. Tuttavia egli avea istruito Silvio su molte cose; gli avea detto che Carlotta viveva sola con una cameriera, e che aveva fatto proposito di non abbandonare mai più quell'abitazione. Ad ogni altra domanda aveva risposto di non saper nulla.
Di tal guisa Silvio s'era visto ridotto alle sue fantasie e alla sua solitudine; fu allora che quel sentimento soffocato riarse più terribile nel suo petto, e per la prima volta conobbe d'amare tuttavia d'amore.
Alle vacue lusinghe del suo amor proprio succedette la frenesia del desiderio e l'ardenza dell'affetto; alle stolte compiacenze dell'oggi, la sospirosa evocazione del passato. L'ieri così pallido, così povero, così monotono riappariva alla mente di Silvio luminoso e fantastico, come le veglie d'un fumatore d'oppio.
Egli ripensava a quella sua finestra amica donde aveva tante volte sorpreso le pensose passeggiate della solitaria, al pergolato che aveva visto sfrondarsi sotto i suoi occhi, al sedile di sasso su cui, sotto le forme della solitudine e del mistero, egli aveva rinvenuto l'immagine di Carlotta. Ahimè! egli sarebbe rientrato nelle sue camere, avrebbe riveduto presto, troppo presto, quei luoghi, ma non avrebbe ritrovato più mai il bene che avea perduto. L'agile fantasma del suo amore lo avrebbe forse sfuggito.
E Silvio, che poco prima si riputava fortunato e indolente possessore d'una suprema felicità, rimpiangeva amaramente le chimere d'un tempo.
Sì, anche le chimere avrebbero abbandonato il suo cuore; egli sarebbe rimasto solo, solo colla fatale certezza che Carlotta non avrebbe sentito mai nulla per lui.
Uno spasimo dissimulato si aggiungeva alle sue torture. Quell'uomo, quell'uomo che egli aveva visto nel giardino non era forse un amante?