— Quando?
— Aspettatemi.
— Domani?
Ma l'uscio s'era aperto, e la vezzosa creatura s'era involata come un fantasma....
Nella camera solitaria di Silvio, errò lungamente un profumo di donna amata, parte di sè medesima abbandonata da Carlotta ai cupidi sensi dell'ardente amatore.
XXXVII. Silvio a Carlotta.
«Vi ho aspettato; dite voi stessa se io v'ho aspettato!
Perchè dunque?... perchè?... È avvenuta forse alcuna cosa che vi abbia impedito di attendere la vostra promessa?... O dovrò io rammentarvi che mi avete fatto una promessa?»
XXXVIII. Carlotta a Silvio.
«Non nego che io v'abbia fatto una promessa, ma non ho detto nè il giorno, nè le condizioni che io ponevo all'adempimento. Poichè pare che la vostra solitudine vi sia incresciosa, e desideriate d'averne sollievo, dipende da voi che io venga a far quattro chiacchiere nella vostra camera. Promettete di non parlare mai di cose del cuore, e di non usare certe frasi vaghe che vi si riferiscono.»