E qui si arrestò titubante. Carlotta, sbagliando sul significato di quell'interruzione, si mostrò agitata, e ripiegando indietro il capo guardò la lapide presso la quale erano seduti. Silvio seguì istintivamente quello sguardo, e lesse su quel marmo un nome, il nome di lui.... Egli lo aveva immaginato già prima, e tuttavia impallidì; e gli parve che quel muto richiamo, in quel momento, e per parte di Carlotta, palesasse una certa trepidanza mal dissimulata, ed ora invece la sicurezza. Ad ogni modo l'intenzione di troncare la via ad ogni audacia, v'era palese, e gli tornarono in mente quelle parole che erano cadute sul suo cuore come un martello: «v'ha qualche cosa che si frappone fra me e voi, un sepolcro inviolabile.»

Quello sguardo aveva ridestato uno sciame di pensieri importuni, che volteggiarono in giro per alcuni istanti nel capo di Silvio, prima di posarsi un'altra volta.

— Per dirvi... proseguì egli sorridendo mestamente come per dinotare che aveva indovinato il dubbio di Carlotta, per dirvi che io parto.

— Voi partite! esclamò Carlotta colla sorpresa indeterminata di chi non sa se debba corrucciarsi o ringraziare.

— Vi lascio; aggiunse Silvio con voce soffocata.

Carlotta chinò gli occhi a terra per nascondere l'emozione; ma la sua mano incontrò un'altra volta la mano di Silvio e disse con un linguaggio eloquentissimo la riconoscenza.

— Poichè voi lo volete; prese a dir Silvio con vivacità, e siccome la mano di Carlotta minacciava di allontanarsi, soggiunse più vivamente ancora: poichè Dio lo vuole. Non affannerò più oltre la vostra solitudine, non turberò i fantasmi del vostro passato; non mendicherò senza frutto ciò che voi non volete darmi; non tenterò più le vie del vostro cuore che non saprebbe amarmi giammai.

Carlotta non rispose, ma il suo seno agitato palesava apertamente l'affanno.

— Voi l'avete detto. Iddio lo vuole.

Silvio sorrise amaramente, e tentennò il capo con un gesto disperato.