Di quel tempo mio padre ammalò; per la prima volta in mia vita pensai che sarebbe venuto un giorno in cui anch'egli mi avrebbe lasciato. Pur troppo i miei timori non tardarono ad avverarsi!

Durante la sua infermità io fui sempre al suo fianco; ma il mio pensiero era sempre con lui.

Ci rivedemmo più volte presso il capezzale di mio padre; gli parlai dell'avvenire; mi parlò dell'avvenire. In fondo al mio cuore era un pensiero che si rivelava dai miei sguardi; mi parlò di nozze. Battei palma a palma le mani; non ne era troppo certa, ma doveva esser questo. Il matrimonio per me era l'amore.

A poco a poco mi assuefai a vederlo, a pensare a lui, ai nostri progetti. Allora fui assalita da una specie di rimorso; incapace di apprezzare giustamente la natura dei miei sentimenti, volli analizzare l'affetto che io sentiva per lui, e convincermi che io l'amavo. Frugai nel mio cuore con severità, disposta ad accusarmi di non avergli dato tutto ciò che il mio cuore poteva dargli. Il risultato di queste indagini mi afflisse; io non era certa d'aver la coscienza netta; quando avevo domandato a me stessa che cosa amassi in lui, era rimasta attonita. Il suo naso, la sua fronte, la sua bocca? No certamente; un altro naso, un'altra fronte, un'altra bocca, mi avrebbero trovata arrendevole allo stesso modo: amavo lui. Questo lui concretizzava le mie aspirazioni, il mio ideale: ma questa vaga indeterminazione mi era incresciosa, e me ne faceva un carico.

Come per vendicare questa colpa, presi a dimostrargli maggior tenerezza. Ridivenni bambina per lui, perchè egli potesse comandarmi, perchè io ricercassi avidamente le sue carezze; la mia innocenza non mi impediva il rossore; la natura stessa ci avverte dell'errore in un linguaggio pieno di mistero e di eloquenza.

Quell'uomo approfittò della mia debolezza, dell'impero fatale che esercitava sopra di me; un giorno.... e come oserò io ripeterlo? egli pregava, mi stringeva le mani, si gettava ai miei piedi; io pallida, sbigottita, tremante, senza coscienza. La vergogna mi teneva immobile, l'amore, la pietà mi facevano deboli; la sua audacia, le sue promesse, mi soggiogavano; fui colpevole.»

LVI.

Carlotta nascose la faccia fra le mani.

Silvio colle labbra tremanti, con una espressione indescrivibile d'ansietà o di paura, girava uno sguardo torvo intorno a sè.

— E quell'uomo? domandò egli con voce fioca, facendo forza a sè stesso.