Ho ritenuto sempre in mente la memoria del giorno in cui udii profferire quel titolo fatale per la prima volta; fu in bocca d'un vecchio sensale di operazioni di banca. Costui era amico della famiglia, e m'avea sempre chiamato per nome; io credo che lo facesse per compiacere il segreto desiderio di mio padre; ma so che n'ebbi stizza, e che da quel giorno all'incirca incominciarono i ricevimenti settimanali, nei quali io doveva far la parte di padrona di casa. Mio padre andava orgoglioso di me, e non faceva nulla per nasconderlo. Egli stesso diceva che io era bella, e tutti gli altri me lo ripetevano in coro. Le prime volte fui turbata, e me ne lagnai con mio padre; più tardi ascoltai senza arrossire; più tardi con compiacenza.
Mi fermo sopra queste inezie, perchè è appunto ad esse che io attribuisco le mie sciagure. Il mio povero padre mi amava certamente; ma la sua cecità fu la prima causa, forse la sola, delle mie colpe. Io non era nata vanitosa; questo sentimento che abbandona l'uomo in balia del più destro, e trascina così fatalmente la donna alla dimenticanza dei suoi doveri, era come assopito nel mio cuore; non si sarebbe forse risvegliato mai, o non si sarebbe risvegliato che assai tardi. Ma l'educazione che mi si aveva dato, le cure precoci che mi si aveva addossato, le amiche, i divertimenti, le adulazioni che avviluppavano da ogni parte il mio spirito, tutto in una parola congiurò contro di me.
Venne un giorno, fatal giorno, in cui un uomo parlò al mio orecchio un linguaggio diverso da quello che io era solita udire.
Quell'uomo era giovane; mi aveva detto che io era bella, e mi ero stretta nelle spalle; tutti mi avevano detto altrettanto; mi aveva detto che io gli piaceva, ed io l'aveva guardato in volto, ed aveva visto che non era brutto e che non mi dispiaceva; finalmente mi disse che mi amava.
Io non risposi nulla, ma arrossii e sentii dentro di me qualche cosa che mi lusingava e m'impauriva ad un tempo.
La notte non chiusi occhio; una sensazione nuova mi costringeva a vegliare. Io volgeva e rivolgeva in mente quelle misteriose parole che avevano tanto potuto sul mio cuore; dove era il segreto che me le faceva così care? L'immagine dell'uomo che le aveva profferite si mesceva talvolta alle mie fantasie, ma così vaporosa ed incerta, che io stentava a riunirne coll'occhio i profili. Io non posso dubitarne: il labbro che le aveva profferite aveva ben piccola parte nell'influenza meravigliosa di quelle parole. L'amante era l'accessorio — un nonnulla; l'amore era tutto. Essere amata! sapere che si ha inspirato dell'amore! è forse questa segreta compiacenza che abbellisce il primo palpito del cuore della donna. Ieri le feste, le etichette, le mode; ma nonostante tutto ciò la coscienza, e, più che la coscienza, il desiderio d'essere bambina; oggi invece la donna colle sue ardenze, coi suoi desiderii, coi suoi affetti. L'amore è una rivelazione; la farfalla dalle ali di raso si abbandona al fuoco che la seduce — la fanciulla muore e nasce la donna.
Quell'uomo era bello, era simpatico? che so io? Mi amava, ecco tutto. Io non l'amavo, ma pensavo talvolta a lui, e mi compiaceva di questo pensiero. Io sentiva qualche cosa per lui; forse più riconoscenza che simpatia, amore no certamente; ad ogni modo io sentiva qualche cosa. Era stato lui il primo! Aveva sopra di me come un diritto di conquista; avessi anche sentito simpatia per un altro, mi sarebbe sembrato di rendermi infedele, di mancare ad un dovere. A quella età si sente l'istinto del sagrifizio, e se ne ha la forza.
Il giorno successivo fui pensierosa; erano i primi pensieri, i primi affanni.
Lo rividi; volli sfuggirlo quasi per istinto, ed egli mi si fece vicino addolorato. Quel dolore mi ferì vivamente; fui gentile con lui; risi delle sue parole, ma dentro di me mi lusingai. Le abitudini sociali mi apprestavano le prime armi dell'amore, la dissimulazione.
Un'altra volta fu più ardente, ed io risi meno; finalmente mi domandò se io l'amassi, ed io gli dissi ingenuamente di sì. Ero io certa di non ingannarmi? non credo; ero però certa di non mentire.