Un ricco negoziante, ancor giovane, aspirò alla mia mano. Mio padre me ne parlò con quella leggiera insistenza che nei cuori benevoli e delicati tiene luogo dell'autorità. Rifiutai, e non se ne parlò più. Ma il mio cuore n'ebbe per un pezzo, e tutti i fantasmi del rimorso ritornarono in folla a torturarmi dopo quel rifiuto. Il mio partito era preso; per la donna che ha dimenticato i suoi doveri, non ve ne ha più che uno: soffrire in silenzio, soffrire sola; associare un uomo alla mia vita sarebbe stato associarlo alla mia vergogna. Il pentimento mi rendeva crudele contro me stessa; conobbi più tardi che un altro rimedio era possibile, ma non ebbi il coraggio d'accettarlo.»

LIX.

«Passarono di tal guisa diciotto mesi; io ora presso al ventesimo anno. Mio padre mi colmava di carezze senza riuscire a darsi ragione della mia tristezza. Di Salvani non avevo saputo più nulla; tremavo al pensiero di rivederlo, sebbene sapessi troppo bene che egli mi avrebbe sfuggito.

L'aspetto di mio padre era una continua minaccia per me; benchè egli si adoperasse a non lasciarlo parere, io indovinavo dal suo volto l'affanno che lo torturava; comprendevo che il mio stato di zitella lo poneva in gravi timori pel mio avvenire. I suoi discorsi miravano tutti istintivamente ad uno stesso fine: ispirarmi l'amore della famiglia e il pensiero d'uno sposo; io fingevo di non comprendere l'allusione, e mi schermivo con qualche domanda d'altra natura, a cui egli rispondeva sospirando.

Una sera, io l'ho in mente come fosse ieri, ci fu presentato il figlio d'un ricco negoziante svizzero, che era in rapporti di commercio con mio padre.

Era un giovane sui ventotto anni, alto della persona, di lineamenti severi e belli. Non so perchè, vedendolo la prima volta, mi sentii così potentemente attratta verso di lui; v'ha certamente al di fuori di noi una forza misteriosa che ci trascina inesorabilmente sul sentiero che ci è stato segnato; noi non siamo che strumenti.

Quell'uomo voi lo avete conosciuto, si chiamava Antonio Verni.»

LX.

«Io aveva lottato disperatamente col mio cuore, e mi era lusingata d'avergli strappato per sempre ogni altra facoltà, tranne quella del dolore. Quel giorno compresi d'aver fidato a torto sulle mie forze; io sentivo nel mio seno la facoltà, e più ancora, il bisogno d'amare. Anzi, ora appunto che mi sapevo indegna di questo nobile sentimento, m'accorgevo di comprenderne per la prima volta la vera natura. Salvani non aveva avuto che la mia innocenza, oggi io potevo dare il mio vero, il mio primo amore.

Tuttavia non mi arresi al prepotente desiderio del mio cuore, e combattei questa passione che divampava ogni giorno più violenta.