Alcuni giorni dopo mi chiese il permesso di parlare di me a mio padre. Che voleva egli dire? Poteva la mia povera mente agitata comprendere ancora alcuna cosa di ciò che avveniva intorno a me? Mio padre mi parlò di nozze, di nozze col signor Verni. Rifiutai con voce spenta, e poichè mio padre si meravigliava, e per la prima volta in sua vita insisteva, dissimulando a stento la sua collera, mi gettai piangendo nelle sue braccia.

Il signor Verni non parve aversene a male; si mostrò sempre cortese verso di me, e studiò con ogni cura tutte le vie del mio cuore. Egli non sapeva quanto io l'amassi, quanto sarei stata felice d'essere sua!

L'amore mi guadagnò; a poco a poco tutte le mie armi di difesa diventarono uno schermo impotente. Una cosa sola rimaneva incrollabile in me: il proposito di non ingannare quell'uomo così generoso. Un giorno egli era venuto a farci visita, e mio padre era assente; trovandomi sola con lui tremai come uno stelo di giunco. Mi parlò del suo amore. Che avrei potuto fare io, io che l'amava ardentissimamente?

Ascoltai senza interromperlo; mi chiese se io l'amassi; mi schermii male, titubai, arrossii, un fuggi dal mio petto. Da quel punto fui vinta. Confessato il mio amore, io non poteva più ostinarmi nel rifiuto della sua mano senza darne le ragioni; ed avrei io osato?...

Risposi alle nuove profferte di nozze con dei pretesti per indugiare; accettò giubilante, sarebbe stato ai miei voleri. Mio padre era fuor di sè dalla gioia.

Tutto ciò era avvenuto senza che quasi io ne avessi coscienza, come opera di malia. Passarono alcune settimane, rapide come pagine d'un libro sfogliate da una mano impaziente. Il mio supplizio divenne ogni giorno più atroce; io comprendeva che oramai non mi rimaneva che un partito: confessare tutto, purificarmi per questo mezzo.

Nessun'altra via erami aperta per divenire sposa di quell'uomo; portare nel mio nuovo stato di moglie il segreto del mio passato, sarebbe stato aggiungere un nuovo rimorso alle mie torture. Ingannare la buona fede d'un uomo che mi amava, era ai miei occhi tale bassezza di cui non avrei creduto giammai di potermi macchiare.

Mio padre era ricaduto improvvisamente ammalato; mi pregava colla voce e colle lagrime: «affrettassi, non lo lasciassi morire senza dargli il conforto di vedermi unita ad un uomo onesto.» Mi feci forza e diedi convegno al signor Verni. In quel momento era disposta ad affrontare la vergogna; s'egli si fosse trovato innanzi a me non avrei esitato un solo istante.

Quella fu per me una giornata d'angoscia. La ragione mi rappresentò agli occhi le conseguenze di ciò che io stavo per fare; un basso istinto d'egoismo e di paura ne alterò stranamente le sembianze. Ciò che da prima era dovere prese aspetto d'eroismo; la bassezza e l'inganno ebbero battesimo di prudenza.

Che cosa avrebbe fatto il signor Verni dopo la mia confessione? Mi avrebbe stimata per la franchezza, e il suo amore avrebbe saputo perdonare ad un passato che infine non gli apparteneva... Ciò era probabile. Ma se invece egli avesse sdegnato di dare la sua mano ad una donna colpevole? Ciò era pure possibile; nella più parte dei casi sarebbe stato anzi il partito più verisimile. E in tal caso che cosa mi sarebbe rimasto? La vergogna della confessione, la vergogna di sapere che un altro uomo aveva penetrato questo secreto fatale della mia vita sciagurata. Al contrario il silenzio salvava ogni cosa; se il passato non apparteneva che a me sola, nessuno aveva diritto di indagarne il mistero; nè io falliva ad un dovere tacendo una colpa che la mia nuova vita avrebbe dovuto far dimenticare a me stessa. Che se pure il signor Verni avesse accolto la mia confessione ed accettato senza arrossire il carico di farmi dimenticare coll'amore il tormento delle memorie, chi poteva dire quanto tempo avrebbe durato il suo coraggio? chi poteva dire che un giorno egli non si sarebbe pentito della sua debolezza ed avrebbe pagato col disprezzo da prima, coll'indifferenza più tardi, la memoria incancellabile d'una colpa?