Venne il domani; venne l'ora del convegno; venne il signor Verni.
Il mio proposito aveva resistito alla lotta; io era pallida in viso, ma pronta a sfidare l'abbandono e il disprezzo di quell'uomo che amavo.
Egli era bello, dolce, amorevole; si rinnovarono ancora una volta nella mia mente le indecisioni che mi avevano travagliato fino a quel punto. Avvelenare la sua pace, uccidere forse il nostro amore, perderlo forse per sempre! Affannoso pensiero!.... E tuttavia io mi sentiva in petto una forza prodigiosa....
Lo feci sedere vicino a me, radunai le mie idee, cercai la frase che poc'anzi avevo ripetuto cento volte dentro di me; la cercai spasimando, istupidita, atterrita del mio coraggio....
Lo guardai in volto; era così sereno! ed avrei? Orribile! Orribile! ed avrei io osato palesare a lui? e in quali termini, mio Dio?
La vergogna mi vinse; mi abbandonai piangendo sopra il divano.
— Che avete? mi domandò egli commosso.
— Che ho?
Mi rialzai con un nuovo impeto, aprii le labbra per parlare, ma la voce mi mancò, e il fatale segreto morì soffocalo nel mio seno.»