A tanta audacia io sentii mancarmi gran parte delle forze sulle quali aveva confidato; tuttavia risposi con dignità, evitando l'ironia e il rimprovero. La mia freddezza parve sventare i suoi progetti; evidentemente egli aveva calcolato sulla mia collera e sul mio dispetto come sopra una breccia che mi avrebbe data in sue mani. Tuttavia non desistette, e facendo ciò che io non aveva fatto, finse un improvviso sentimento di gelosia e mi colmò di rimproveri, lamentandosi che io non lo avessi compreso, e non avessi saputo aspettare il suo ritorno. Questo secondo tentativo mi trovò inalterabile; un sorriso di disprezzo sfiorò il mio labbro, e riunendo tutte le mie forze per non tradire la mia angoscia, gli dissi freddamente che mio marito sarebbe ritornato fra breve. Quello fu il segnale della lotta più terribile; ma io era pronta a sostenere le minaccie come aveva sostenuto le preghiere ed i rimproveri.
Se non che io non aveva indagato che la natura dell'assalto, non ne aveva misurato la violenza; una minaccia fredda, calma, sarcastica, mi avrebbe trovata fredda, calma e sarcastica del pari; l'impeto con cui il cavaliere irruppe contro di me mi fe' correre un brivido di spavento per le vene; le mie fibre fragili e dilicate si commossero e tremarono tutte; il timore dello scandalo mi rese debole e paurosa; compresi di esser vinta.
Il cavaliere pareva fuor di sè; lo era egli, o fingeva? lo ignoro; ma la sua collera non era meno terribile.
Mi abbandonai sul divano in preda ad un affanno mortale. In quella strana ed angosciosa fantasmagoria di rimorsi e di paure, mi pervennero distintamente all'orecchio queste parole, che furono un dardo avvelenato pel mio cuore.
— Che credete? Siete mia; lo siete stata, lo sarete. La vostra coscienza ha dimenticato troppo presto il vincolo che vi congiunge eternamente a me. Eternamente, intendete? Vorreste sottrarvene? Provate. Vi sfido; il vostro passato mi dà diritto su voi; l'ieri mi fa giustizia dell'oggi.»
Ohimè! sì, io era in sue mani; e tuttavia io lo sentiva, non era lui, non era il mio passato che esercitasse tale potere misterioso sopra di me — era questo segreto fatale che mi mordeva il petto come un serpente.»
LXVI.
«In quel momento udimmo un passo avvicinarsi; tremai come al contatto d'una pila, e nascosi la faccia fra le mani. Il cavaliere mi afferrò per un braccio; levai gli occhi istupiditi; la sua faccia era pallida per la paura. Quella vista rianimò il mio coraggio, e mi ridonò un poco di calma.
Entrò un servo e mi fu annunziata la vostra visita.
Il cavaliere aveva ripreso il dominio di sè stesso, ed aveva composto le labbra ad un sogghigno...