Egli si curvò verso di me, e ritentò di afferrarmi le mani; volli divincolarmi come prima, ma non riuscii; le dita d'acciaio di quell'uomo mi stringevano come una morsa. Quando vidi vano ogni mio sforzo, mi sollevai col cuore pieno di sdegno, colle narici dilatate, pallida in volto e minacciosa.... Incontrai la sua fronte corrugata, le sue pupille dilatate e sanguigne... Ebbi paura, e, rifuggendo inorridita da quella vista, volsi il capo e ricaddi sulla seggiola.
Egli continuò a stringere le mie mani nelle sue, senza dir motto. Allora mi tornò in mente mio marito; lo rividi bello, sereno e forte, lo rividi nel suo letto dove io lo aveva lasciato ingannandolo infamemente; immaginai che egli mi vedesse, che egli volesse venirmi in aiuto, e mi animasse con un rimprovero mesto.... Ahi! la terribile visione!...
Mi volsi colle lagrime agli occhi.
— Che cosa hai? mi domandò egli con una dolcezza che contrastava coll'espressione del suo volto; perchè piangi?
Quell'accento, quel linguaggio confidenziale, quel contegno mi sferzarono il volto come un'ingiuria atroce. Nondimeno le lagrime frenarono l'impeto della collera.
— Che volete da me? domandai singhiozzando; perchè mi avete voluto costringere a questo convegno abborrito? Che cosa potete rapirmi ancora? Non vi basta lo strazio che avete imposto al mio cuore; che volete aggiungere?
— Ti amo.
— Amarmi! Voi! Forse che voi lo potete, forse che ne avete il diritto?
— Ti amo!
— Ed io vi odio e vi disprezzo; il passato che mi ha congiunta a voi fu troppo crudelmente espiato, perchè possiate farmi ancora paura. No, io non vi temo; vi odio e vi disprezzo.