Queste parole, indarno dissimulate, si ripetevano come un lungo eco nel suo seno. Qual demone gliele aveva dettate? e perchè mai s'egli non aveva saputo resistere alle tentazioni dell'orgoglio, non era, almeno in quel momento, fatto insensibile alle lusinghe infruttuose dell'amore?

In quel punto venne picchiato all'uscio. Il signor W..., medico e chirurgo di Gossau, entrò sulla punta dei piedi. Il cuore di Silvio martellò disperatamente, vedendo l'eterno sorriso e l'eterna marsina nera dell'Esculapio.

— Come state voi?

— Benissimo, balbettò Silvio.

Il sorriso del signor W..., medico e chirurgo di Gossau, parve voler dire: «Adagio, mio signore; prima di sentenziare con tanta sicurezza ci ho da entrare anch'io.»

— Vediamo la lingua, disse dopo aver tastato il polso con molta gravità.

Silvio mise fuori la lingua colla maggior grazia possibile.

L'esame parve non andare a genio al signor W..., il quale fe' sentire un debole grugnito assai espressivo.

— Abusi, abusi!... ripetè egli scotendo il capo; eccoci di nuovo colla febbre...

E s'arrestò atteggiandosi come un punto, interrogativo. Questa volta il suo sorriso fu molto eloquente, e fu come la sintesi d'un discorso la cui perorazione dimostrava assai chiaro: come sarebbe stato sconveniente che il signor W..., medico e chirurgo di Gossau, non avesse indovinato la causa di questa ricaduta.