Che voleva da me quell'uomo? con quali intenzioni egli veniva?
La mente, meschino e stolto fabbro di chimere e d'inganni, mi suggerì in un istante cento pazze fantasie per alimentare le mie speranze, ma il cuore no, non mentiva i suoi palpiti.
L'audacia del cavaliere mi era nota; ma io non avrei mai creduto che lo avesse potuto spingere a tanto. Sapeva egli che mio marito era assente? E se non lo sapeva, quali progetti aveva potuto concepire la sua perfidia? Fino a qual punto sarebbe egli andato senza arretrarsi?
Mi feci cuore, e senza attendere le sue parole, ruppi prima il silenzio.
— Avete mentito? interrogai severa.
— Ho mentito, rispose freddamente.
Mi guardava; lo guardai minacciosa, ma egli non piegò. Sorrise sdegnosamente, e tacque.
Poco dopo si accostò, mi additò l'uscio donde eravate uscito, e gettandosi sbadatamente sul divano incrociò le gambe l'una sull'altra. Rimasi in piedi, immobile, atterrita da quel cinismo.
— Chi era? domandò egli ammiccando degli occhi.
Non risposi. Quelle interrogazioni, quel contegno, mi pungevano come il più sanguinoso insulto.