— Senza dubbio, interruppe mio marito. Tutto è detto in due parole: noi dobbiamo batterci.
— Batterci! esclamò Salvani con finta sorpresa; e la ragione?
— La ragione, voi dite? Già, ciò è naturalissimo; due galantuomini non si ammazzano senza una ragione. Ho pensato anche a questo; la ragione ci è.
Salvani guardò mio marito con aria d'uomo che non capisce; io stessa incominciavo a non comprendere più nulla; era come trasognata, istupidita, una nebbia fitta ingombrava la mia mente.
— Leggete, disse Antonio, e porse un giornale a Salvani indicandogli col dito ciò che doveva leggere.
Il cavaliere lesse in silenzio.
— È una calunnia, disse levandosi in piedi.
Mio marito lo costrinse a sedere con cortese violenza.
L'espressione del volto di Salvani era affatto mutata; il sarcasmo aveva ceduto alla franchezza; la trepidanza dispettosa ad una sicurezza serena. Io stessa incominciavo a credere d'essermi ingannata sulla vera ragione che aveva provocato quei colloquio.
Mio marito si dondolava sul seggiolone, lasciando errare sulle labbra un sorriso intraducibile.