Sollevai lo sguardo e lo fissai nel suo sguardo. La gioia, la speranza, l'amore, lo illuminavano d'una luce vivissima.

Gli narrai la mia infanzia, il mio primo fallo, evocai i dolci fantasmi dei primi giorni del nostro amore, le sue proposte e le mie ritrosie, e le segrete battaglie che precedettero il mio inganno.

Egli pendeva dalle mie labbra trepidante; sentivo le sue mani stringere impazienti le mie mani, il suo seno palpitante appoggiarsi al mio seno, e l'ansia del suo respiro confondersi colle mie parole.

— E poi?...

E poi! Lo guardai paurosa, egli insistè collo sguardo.

Mio Dio! Fu un lampo fatale. Donde avrei io tratto la forza per compiere la mia confessione? e facendolo, qual frutto avrei osato sperare? No, io non era soltanto una donna colpevole, era una donna adultera! La coscienza di quest'ultima vergogna, assopita per un istante, risorse più adirata. Adultera! Adultera! E poteva io sperare che il perdono di mio marito si sarebbe spinto fino al tradimento? Avrebbe egli potuto credere al mio amore? Ed avrei osato ingannarlo ancora negando il mio inganno?

— E poi?

Mi gettai sulle sue ginocchia istupidita. Egli chinò il capo verso di me; udii le sue parole rotte dall'affanno. Era un conforto, era una preghiera, uno spasimo atroce.

— Discolpati... discolpati!

Non risposi, non l'osai; piansi e nascosi la faccia fra le mani.