— Ma lo dirò certamente.... È impossibile; fate conto d'avere le catene delle Alpi alle sponde del vostro letto....

E tratto dal paragone il signor W**, medico e chirurgo di Gossau, s'agitò come invaso da un brivido di freddo, e volse istintivamente gli occhi al caminetto, su cui tremolavano ancora alcune scintille avanzate dalla notte precedente.

— Dunque? insistè Silvio con uno sguardo pieno di speranza.

Il medico si strinse nelle spalle.

Silvio non disse più nulla, e parve riflettere. Il suo volto era come irraggiato da un dolce e pago languore; ma un istante dopo la sua fronte si oscurò, e i suoi occhi si chiusero penosamente, mentre l'affanno usciva dal suo petto in un sospiro.

— È inutile, disse, è necessario che io parta oggi.

E senza punto badare al signor W** che se ne stava immobile per lo stupore, fece atto di levarsi. Il medicò lo arrestò con uno sguardo di preghiera, ed a crescervi forza aggiunse un gesto in cui era scolpito tutto l'entusiasmo d'una perorazione. Ma quella eloquenza muta non fu molto fortunata.

— È necessario che io parta oggi, ripetè mestamente Silvio; e poichè il signor W** accennava di voler insistere, lo interruppe con un «è necessario» così riciso, che a volerci trovar da ridire era qualche cosa più che una montagna da valicare.

Infatti, il signor W** non ci trovò a ridire, e pensando che la sua presenza non potesse riuscire che importuna, salutò ed usci dalla camera.

Rimasto solo Silvio, che s'era drizzato a gran stento, ed aveva messo una gamba fuori del letto, sentì a un tratto venir meno ogni energia. Col capo inchinato sul petto, cogli occhi fissi, egli ripensava melanconicamente per l'ultima volta le accarezzate parvenze del suo sogno....