Il buon Giovanni lo sorprese in quell'atteggiamento.
Silvio, tratto bruscamente al suo estatico fantasiare, levò gli occhi smarriti in volto al nuovo arrivato.
Giovanni recava una lettera; Silvio la prese senza emozione, ne ruppe il sigillo, spiegò distratto il foglio innanzi agli occhi, e lesse una sola parola:
«Restate.»
Una gioia suprema imporporò le sue pallide guancie; il suo cuore batteva così violento, che quasi gli veniva meno il respiro.
— Dessa! non è vero?... balbettò tremante, fissando gli occhi spalancati in quelli di Giovanni; e senza attendere la risposta, si lasciò cadere con delirante abbandono sul suo guanciale.
XXXV. Silvio a Carlotta.
«Rimango. Non vi dirò quanto io sia felice di questa determinazione; ma solo che io non l'avrei presa giammai se non per ubbidire ad un vostro comando. La mia volontà non ha potuto ribellarsi alla vostra, ma avrebbe resistito al mio amore.
Ho domandato a me stesso la ragione di ciò che avviene, e la mia stolta vanità si è lusingata per un istante del vostro affetto. Non sorridete della debolezza della mia natura; io mi sono ricreduto ben tosto. Sia benedetta la pietà che vi ha fatto superiore al vostro risentimento.
Il vostro risentimento! So d'averlo meritato, ma so pure che se voi aveste potuto leggermi in cuore, m'avreste perdonato. Oh! ditemi, in nome di Dio, posso io credere che, almeno in parte, la vostra pietà sia suggerita dal perdono?