E ancor oggi, tanto tempo è che il nostro amore è morto, tanto tempo è che tu stesso, Felice, sei morto, sei bianca polvere nel tuo cimitero di montagna, io piango in cuore se penso che non venisti dopo quella mia confessione crudele a cercarmi.

Parve, sì, per un istante, che ti promettessi a me, turbinando nel tuo spirito ammirazione e fede. Ma poi, subito dopo, tacesti. E per mesi restai senza più una tua parola. Restai, atterrita dallo sgomento che in te intuivo, spasimante per la tua impotenza a tradurre in verità di vita l'imagine che di me t'avevo data, di me, di te e dell'amore.

Quel mattino di settembre in cui alfine arrivasti improvviso, e io ti avvolsi in uno sguardo di cui portasti in te il senso sino all'ultima tua ora, mi dicesti: «Non t'avevo veduta.... Ora.... son tuo....».

Da lontano mi avevi trovata grande, ma bisognava che tu mirassi il mio acceso volto ed i miei occhi radianti per sentirti avvinto: così è, così è.

«Perdonami» io mormorai, non quel giorno ma più tardi, la prima volta che ci baciammo, «Perdonami» ripetevo ogni poco, ma tu non sentivi, ebbro di gioia.

Io stessa non sapevo perchè quella parola mi salisse dal profondo. Forse più che a te chiedevo grazia a me.

Anche il tuo viso era chiaro e fiamme erano nei tuoi capelli e bello per la prima volta trovai l'ardore virile — fervente luce d'estate sembrava vaporare dal tuo giovine e snello corpo mentre godeva d'abbracciarmi, poi la voluttà distendendo sul tuo sorriso una gravità mortale fu come se mi donassi la tua vita — sul petto ti tenni, ti contemplai mio — oh, caro ti sentii, con dolcezza e con tenerezza infinite, ma lo scambio perfetto dell'offerta non era avvenuto, l'estasi perfetta non era scesa su me....

Ti finsi la felicità che non provavo, o semplicemente tacqui? O avevo sul viso il riflesso dell'ebbrezza tua? Forse non mi chiedesti nulla. Mi ringraziavi sommesso e superbo. Come se io ti avessi dato soltanto allora la prova del mio amore, soltanto coll'allacciare alle tue le mie membra.


Vita, a ciascun velo che la mia mano da te distacca tu resti ancor avvolta da un altro velo, e i miei occhi nelle grandi orbite sotto il grande arco della fronte si fanno più e più profondi, tentando ogni volta di vedere senza lacerarti che cosa tu sei, ogni volta inutilmente, vita, giorni tutti da patire, veli tutti da sollevare, mistero che vuoi essere riconosciuto da ogni goccia del mio sangue fin che le mie vene pulseranno!