Egli mi ringraziava. Io gli chiedevo perdono. Eravamo giovani, entrambi di natura candida, figli dell'alpe, figli del sogno. Esprimevamo irresistibilmente, ciascuno per sè, la propria nuda verità in quel mormorio quasi inavvertito fra bacio e bacio. Eravamo fanciulli candidi.

Non si parlò di rifare il destino.

C'era sole per i giardini dove camminammo, assorto ciascuno in sè pur tenendoci per mano, prima di lasciarci.

Dolce era la sua mano, dolce il volgersi del suo sguardo azzurro verso il mio. Era nella bionda luce creato fra le piante e le acque per accompagnarmi in quella mia ora con mite silenzio.

Forse non altro era l'amore.


Da sola, da sola prendere il timone della mia sorte!

Assumere, chiara, grave, tutta la coscienza della mia intima libertà, inalienabile libertà.

Da sola giudicarmi, da sola tendere l'orecchio al comando interno, da sola ubbidire.