«Signore, fammi diventare grande e brava» pregavo da bimba.

Vengono i profondi compensi, le stellate ghirlande, a me fuggitiva, a me per le selvagge vie.

In primeve forme, nitide, per me sola suscitate.

Gioie per sempre.

Vengono come le rinascenze dopo i più sparuti e bruti cicli.

Assolta, riconsacrata, la semplicità eroica dell'essere femineo, senza nome nè età, va libera ardita ridente.

Squillanti incontri di bei volti maschi, ferma bellezza di fisionomie imprevedute, sussulto segreto all'istantaneo avvertimento del desiderio virile, sussulto così simile al brivido mortale della voluttà, istinto di fuga, ansito d'esser rincorsa, stupita violenza di magìa, uomo e donna, piante di foresta a un sol vento sorprese e squassate.

Torsi d'atleti armoniosi, vive forme sante come immortali bronzi.

Intende taluno che accarezzo — per un'ora, per mille, per un innumerato tempo quale nei sogni — intende ch'io reco in quell'atto lo stesso illuminato cuore delle mie più solitarie contemplazioni? Vi sono spiagge dove nessuno prima di me s'è soffermato ad alzare un suo inno: e c'è questo corpo perfetto d'Adamo il cui valore me soltanto veramente conquide, con la sua sicura rispondenza all'anima che vi abita, nell'opera nel sonno nell'attesa, questo ricco corpo così forte così fervido così caldo, fascio d'erba odorosa, architettura di nobiltà essenziale, Adamo, Adamo, bacio solare.

Tutta io mi sento fiore immersa nella lussuriante natura. Per un'ora, per mille, in un innumerato tempo....