Addietro restano tutte le cose che si riprodurranno, le dure cose, le appassionate, le urlanti.

Tornerò ad esse, irresistibilmente tornerò, e ad esse moverà incontro con dolente fierezza il vergine fino a ieri, dalla voce di cristallo, che non mi tratterrà.

Disgiunti, spiriti reduci per sempre entrambi.

Più che mai i tristi uomini compiuti diranno alla mia apparizione: «Troppo tardi». Diranno: «T'abbiamo troppo attesa. Or ci vendicheremo su te per tutto ciò che non ricevemmo dalle altre». Anche soggiungeranno, come stanca elemosina: «Dovevi nascer maschio, saresti stata o un santo o un castigo d'Iddio....».


Ed ecco dorsi di monti brulli, ampie linee semplici, valichi e valichi, stagioni che indugiano e stagioni precoci. Ecco pianeggianti giardini, fontane, magnolie in fiore, e anche grigi sogni di pietra, castelli grigi tra rami spogli stillanti di pioggia contro il sole come portentose ragnatele. Ecco fiumi su cui navigano insensibilmente grandi ninfee di ghiaccio. E strade, strade, strade.

Fatiche e tedio nelle rughe del mondo, e immensa grottesca stoltizia.

Poter sanarle, suscitarvi espressioni gagliarde, generosità e pensiero!

È tale l'impetuosa fantasia ch'io sospetto quasi sian suoi frutti quei beni che vedo di quando in quando alzarsi come vapori o stendersi come campi di lino azzurro, suoi frutti, invenzioni del desiderio, quegli atti e quegli affetti che inattesi e delicati mi si palesano, sorridenti di fresca arguzia o soffusi d'alta intuizione, amicizie, austere fraternità, rapporti pieni di timidezza e d'abbandono e altri in cui son regina, in cui impongo sensi di grandezza, oh semplicemente perchè sono umana, e raccolgo meraviglie di devozione, pianti d'anime veraci, baci sulla mia mano taciti veloci, parole brevi di accordo, beni, beni!

Come fossero discesi dal genio, dall'antico coro tragico o da un canto leopardiano. Come fossero dolci arcate di chiostri tra i massicci delle città. Quella marea urbana che talora mi parve affiorare colla mia spoglia sola e col vaneggiante mio ansito di morte si dissolve. L'onda è in me, nella sensibilità che tutto attinge, ch'io quasi una millenaria ho affinata per ogni verità della creazione, per i doni come per le offese. Signore.