«Sera, sera dolce e mia!».
Quegli che lontano sospirò di me così dopo avermi respinta, stava dinanzi al suo mare come uno squallido verso dell'Ecclesiaste, stava con occhi che or non vedono più, i più febbrili e cupi che m'abbiano fissata, occhi per il getto totale della vita mia....
Per lui, che il giorno primo che ci parlammo m'afferrò, mi singhiozzò l'anima sua, si torse sotto il cielo come una fiamma supplicandomi di strapparlo alla donna che da tanto l'inviliva, io diedi ben addio a qualcosa che sarebbe stata quasi la felicità, la ridiedi a Dio. Un fanciullo m'amava, migrante arcangelo, in vertigine di luce spada bella, e lo vidi colpito piegarsi, accettar la sorte, accettar di sparire. Per l'uomo malato e legato, per l'incanto di quel suo sguardo avido d'illudersi, d'affiorare a rive verdi, nulla con più tremanti adoranti mani potevo svellere ad olocausto, nulla di più mio e puro. I baci del fanciullo avevano inseguito brividi: vento, sole, notturni silenzi: avevan fatto convergere gioia e canto nel mio petto. Intorno erano mirti fra dure lave. Pronta scontai la superbia di tanta rinuncia. Un'unica ora il mondo parve trasfigurarsi per la tetra anima virile, poi che gli dissi ch'ero sua: sconfinati al pensiero s'apersero i mari e dorati; fummo una sola certezza, una sola prodigiosa attesa. E qualcuno bussò. (Ecco, mentre rievoco guardo sur un'acqua ferma lo svolìo d'uno stormo di rondini, è perlaceo, ma mutando d'un colpo la rotta si confonde con la ferrigna superficie). Qualcuno nella notte rivoleva il proprio bottino. Nella perduta stanza di locanda dove fui lasciata sola, convulse grida giunsero di creatura, di donna: sorella mia? A grado a grado s'acquietarono.
Le sere scendono su la mia libertà.
Io violava con il mio amore il dolore dell'uomo. Io aggiungeva al suo dio il mio.
Quando, attraverso gli evi, l'uomo ha detto d'agognare all'eterno femminino, auto-inganno è stato. Il maggiore ed il più bello di quanti gli si sian formati nella coscienza. Che può far egli d'una integrante forza creativa, egli già così gravato e tormentato? Noli me tangere. Un solo si volse realmente per ascoltare e per conoscere, e Diotima gli rispose. Era giovine allora Socrate? V'ha un punto, il momento della esistenza intatta, che unico rende il maschio capace d'accogliermi come spirito. L'iniziato adora tutta la sofferenza che m'ha fatta ricca, può adorarla così tessuta nella dolcezza della mia carne e nella dignità della mia mente, io gli esalto la pienezza della vita, la sapienza ultima della vita ed egli sente che m'appartengo, il mio dono e il suo forse ci trascendono....
Spazi ineffabili!