Mi aggiungevo con le mie parole immolatrici alle cose della terra, alle opere, alla storia del dolore e dell'amore. Quella imagine ch'io creavo pareva via via cancellarmi dalla vita.
Lungo, ah lungo passaggio dalla larva al mito!
E la realtà del mio essere, e la libertà creduta e perseguita, e questa mia turgida età?
Trasalgono le fibre materne.
Chiaro è il mondo, con volto riconoscente. Imprevedibile un segno si palesa, un timbro, una movenza, un irriproducibile accento.
Io!
Mentre rispondevo alla temeraria attesa del silenzio, e credevo tutta così consumare nel sacrilego racconto, prodigiosamente accanto alle parole violatrici, altre, fruscianti, si modulavano in me, trepidando s'elevavano, brevi, danzanti, quasi figlie d'una mia scarca anima....
Danzando mi scoprivano esse la grazia di ciò che m'è più alieno o feroce, e il valore dell'attimo più lieve e più nudo, e la santità degli incolmabili abissi.
Danzando gettavano ponti, oh sguardi di lontano, oh bracieri di rose in cielo!