Una donna non è un vero romanzo, ma il racconto particolareggiato ed anche la soluzione di un problema. Se nondimeno la signora Aleramo avesse ideato i suoi caratteri con maggiore elaborazione, avesse dato loro una personalità più vigorosa, colorita più grottescamente, come i tipi del romanzo russo, qualche pagina del suo libro non sarebbe stata attraente. Personalmente avrei corso questo rischio per far sentire che l'autore ha un senso vitale così del carattere dei suoi connazionali come dei loro problemi.

The Dundee Advertiser (11 novembre 1908):

Una donna. Un romanzo italiano di una donna italiana altamente dotata, Sibilla Aleramo. È stato mirabilmente tradotto in inglese da Maria H. Lansdale e fa una terribile rivelazione del fallimento della vita coniugale.... Il diritto è affermato con stupendo realismo e non comune vigoria.

Il Southport Guardian (Southport, 19 dic. 1908):

Grazie a questa traduzione della signora Lansdale, i lettori inglesi sono ora posti allo stesso livello di quelli francesi, tedeschi, russi, spagnoli e svevi ed hanno la buona occasione di leggere il romanzo Una donna il quale, quando comparve suscitò così veementi discussioni in Italia....

Tutto il libro è tessuto da una forte ed essenzialmente franca e coraggiosa difesa della libertà della donna, e la eccellenza della traduzione ci ha riserbato quelle qualità di eloquenza e di soggettiva invocazione che fanno del libro un vero documento umano.

HELEN ZIMMERN nel Corriere della Sera in un'intervista con l'illustre scrittrice svedese ELLEN KEY ne riporta il giudizio sull'Aleramo:

Molto caratteristiche e istruttive sono state per me le accalorate discussioni suscitate da Una donna di Sibilla Aleramo, e se i giudizi le sono spesso stati sfavorevoli, c'è stato pure un indizio di progresso nell'interessamento delle italiane per simili problemi.

Una donna io credo che faccia per l'Italia quello che fece la Casa di bambola di Ibsen per la Scandinavia; cioè riveli alle donne che esse hanno dei doveri verso sè stesse.

Il Literary Supplement del Times (del 5 febbraio 1920), dedica una colonna molto simpatica al «Passaggio». Curioso l'esordio nel quale si afferma che i romanzi italiani somigliano tanto ai romanzi inglesi quanto i vigneti piantati sui declivi del Vesuvio o dell'Etna rassomigliano ad un frutteto del Kent.