Alle donne ben pensanti, alle donne vere, spetta la redenzione delle altre. Per ora le sonnambule fanno affari d'oro.
Ho visto di recente un gran numero di scrittrici inveire quasi contro l'autrice di un romanzo ardito, ma fiero: Una donna di Sibilla Aleramo.
Che cosa penserà questa Sibilla (giacchè si chiama Sibilla) di Ortensia e delle sue ingenue donatrici? Non troverà ella in questo fatto una ragione per opporre, a tanta leggerezza, la sua fierezza inesorabile?...
Infine, ricordiamo l'alto appellativo di GABRIELE D'ANNUNZIO che chiamò Sibilla Aleramo: «l'attenta sorella».
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«Una donna» fu tradotta:
In francese, da Pierre-Paul Plan, editore Calmann Lévy, Parigi, 1908.
In inglese, da Mary Lansdale, editore Putnam's son, New-York-London, 1909.
In tedesco, con prefazione di Georg Brandes, editore Marcquardt, Berlino, 1909.
In spagnolo, editore Sempere, Barcellona, 1908.