«Tu non parli, non parli! Che cosa mi nascondi, che cosa prepari per trascinarmi nel fango; di’, di’?...»
E, ancora, mi trovai a terra, ancora sentii il piede colpirmi, due, tre volte, udii insulti osceni, e, dopo quelli, nuove minacce....
Poi, mentre restavo distesa sul pavimento, trovando una sorta di refrigerio, come un letargo ad occhi sbarrati, colui uscì sbattendo l’uscio, con un’ultima bestemmia. Aveva svegliato il bimbo?
No. Quando potei muovermi, mi trascinai accanto al lettino, al buio. «Figlio mio, figlio mio.... La tua mamma non ti vedrà più.... È necessario.... Non può vivere, è stanca, e non vuol farti soffrire.... Tu hai il suo sangue, ma sarai più forte, vincerai.... qualcuno ti dirà un giorno forse che tua madre ti ha amato, che non ha amato che te sulla terra, che non era cattiva, che ti aveva sognato buono e grande....»
Tornai in sala. Nella credenza v’era una boccetta di laudano, quasi piena. La trangugiai per due terzi, fino a che l’amaro non mi chiuse la gola. Mi stesi sul divano. E rapidamente mi sentii invasa da un dormiveglia leggero, da un riposo di tutte le membra....
Quando mio marito rientrò, non so se dopo un’ora o poco meno, il mio sopore dapprima gli parve simulato; e riprese, con minor violenza, ad insultarmi. La sua voce mi giungeva fiochissima. Dovette cadergli a un tratto lo sguardo sulla boccetta rimasta sul tavolo. Si chinò su me, comprese. Afferrò il vetro col resto del veleno e si precipitò in strada mentre io accoglievo vagamente il pensiero che ogni aiuto sarebbe stato vano.
Due donne, ecco.... Mia suocera preparava il fuoco, l’acqua tiepida, e mia cognata m’indirizzava scongiuri.... indi lui che piangeva ai miei piedi. Io vedevo tutto come attraverso un velo, senza dolore: avevo quasi il dubbio d’esser già via, fuori, e di assistere con lo spirito alle ultime convulsioni della mia spoglia.
La donna mi scosse, mi diede l’acqua, che non potei trangugiare. Aveva preparato un foglio di carta: «Scriverai almeno che sei stata tu, perchè questo povero cane non abbia anche da passare dei guai!»
Chi sa se il sorriso di compatimento che sentii guizzarmi nell’anima mi si abbozzò sulle labbra aride? Mi si pose la penna fra le dita, ma non la tenevo. In quella entrò il dottore. Riuscii ancora a far cenno di no, mentre mi porgeva un bicchiere: mi lasciasse, mi lasciasse, almeno lui che sapeva!