Accanto a lei tutto il mondo che si agitava in quella sala mi pareva effimero. Com’erano rare e isolate le vere donne! Domina, signora, m’aveva detto il galante professore. Signora di sè stessa la donna non era di certo ancora: lo sarebbe mai?
La norvegese mi veniva ora incontro, accompagnata da un giovine alto come lei, dall’aspetto simpatico di studioso: me lo presentò. Era un fisiologo già favorevolmente noto. Mi dimostrò subito una grande cordialità, mentre parevami che la disegnatrice lo incoraggiasse. La sua simpatia verso di me non era che un riflesso di quella che lo legava evidentemente all’amica mia: non era difficile, guardandoli mentre si scambiavano delle osservazioni comuni, sentire che qualcosa come un intimo consenso li univa nei loro silenzi.
Mio marito restava in un angolo, disorientato, senza saper nascondere il suo malumore, rasserenandosi soltanto quando la norvegese, sollecitata da tutte le parti, gli si avvicinava. Gli portai il bimbo, per dargli modo d’avere un contegno: egli lo respinse: «Vuoi disfartene per brillare!»
Dolore e sdegnò m’assalirono. Pretestai una indisposizione ed uscimmo. Nè per istrada nè a casa parlai. A che pro? La sua non era gelosia: era un livore oscuro, era umiliazione, era manìa d’imporsi, come per sfida, vedendo affermarsi la possibilità della mia indipendenza. Ed io non osavo arrestarmi un attimo a considerare l’ironia della mia condizione!... Perchè avevo quasi terrore che altri lo intuisse? Mi pareva che una voce dal profondo mi tacciasse d’ipocrita, oltre che di vile....
L’opera sparsa e faticosa che andavo compiendo non mi confortava molto delle intime disfatte. Cominciavo a spiegarmi la mancanza in Italia di un nucleo che disciplinasse i tentativi e le affermazioni d’indipendenza femminile. La solidarietà femminile laica non esisteva ancora. Invece il cattolicismo, che aveva sempre imposto alla donna il sacrificio, consentiva ora ad una certa azione muliebre, ma sotto la propria sorveglianza. Contro questo nuovo pericolo nessuno s’agguerriva. Anzi, come ben mi indicava la vecchia amica, i liberi pensatori di Montecitorio mandavan le loro figlie in istituti retti da monache, allo stesso modo che quelli del paese laggiù mandavan le mogli al confessionale.
«Femminismo!—esclamava ella.—Organizzazione d’operaie, legislazione del lavoro, emancipazione legale, divorzio, voto amministrativo e politico.... Tutto questo, sì, è un còmpito immenso, eppure non è che la superficie: bisogna riformare la coscienza dell’uomo, creare quella della donna!»
E la buona vecchia, la cui energia contrastava vittoriosamente colla gravezza penosa della persona, mi portava con lei a vedere le sue opere nuove o rinnovate. «Agire! questa è la vera propaganda!»
Ella aveva aperto da poco, accanto al riparto femminile dell’ospedale celtico, ove era ispettrice, una specie di scuola per quelle disgraziate, una sala bianca dove le inferme potevano ricevere un po’ d’istruzione elementare, leggere qualche libro, ascoltar qualche parola che agitasse in fondo alla loro povera sostanza calpestata una brama di rinnovamento, di salvezza. Un giorno entrai anche là. Oh, non vi rievocherò, dolorose sorelle, in queste pagine! Io devo rivedervi, devo sentirmi rivelare da voi ancor più cose che non potei in quell’unico e omai lontano incontro. È un voto che non ho ancora sciolto, e che ho formulato fin d’allora, quando rientrai a casa e mi strinsi al cuore mio figlio e mi domandai con terrore—la prima volta!—se avrei potuto custodire illeso quel fiore di vita, avviarlo integro e libero all’incontro della sua compagna....
Tra le due fasi della vita femminile, tra la vergine e la madre, sta un essere mostruoso, contro natura, creato da un bestiale egoismo maschile: e si vendica, inconsapevolmente. Qui è la crisi della lotta di sesso. La vergine ignara e sognante trova nello sposo un cuore triste e dei sensi inariditi; fatta donna ed esperta comprende come il suo amore sia stato prevenuto da una brutale iniziazione. Fra i due torna spesso l’intrusa, e il solo ricordo avvilisce ogni loro bacio.
Mio figlio! Chi gli avrebbe fatto la sacra rivelazione? Gli avrei mai potuto dire che egli doveva essere, un giorno, per la sua donna?