A mastri e condiscepoli
De' suoi passati errori,
Move, ed in pria l'accolgono
Con risi e con furori:
Stupiscon poi del placido
Suo forte ragionar;
Miransi, e forse pensano:
«Filosofo ancor par».

Ed ei coll'invincibile
Possa del dir verace
Eccita santi aneliti
Di carità e di pace:
Più d'un mortal da glorie
Superbe visto fu
Trar con Giustino all'umile
Scïenza di Gesù.

Invano, invan rammentano
Vigliacchi amici al forte,
Che della Croce ai nunzii
Leggi minaccian morte:
Invano a lui, se i vizii
S'ostina a maledir,
Tremanti vaticinano
Scherno, prigion, martir.

—«Oh mal pietosi e timidi!
Risponde al caro stuolo,
Sappiate che un orribile
Martirio esecro solo,
Quel che patii nel misero
Mio giovanile error,
Quando tra fedi varie
Mi vacillava il cor.

«Al vero nata l'anima
Nel dubitar si snerva;
Quindi a sospetti ignobili
Fatta ogni dì più serva,
Discrede l'amicizia,
Discrede ogni virtù;
Nessun eccelso palpito
Suoi giorni abbella più.

«Ma, dacchè i vili dubbii
Cacciai dall'intelletto,
E potei diva accogliere
Filosofia nel petto,
Dacchè imparai qual abbia
La vita alto valor,
E affratellato agli uomini
Conobbi il Redentor;

«Io da quel dì mi pascolo
Di forza e di speranza,
E questa è gioia intrinseca
Che tutte gioie avanza:
Il vivere emmi grazia,
Grazia mi fia il morir;
Uom mi potrebbe estinguere.
Ei non può Dio rapir!»

Il predicar fulmineo,
I trionfanti scritti
Prima fur detti insania,
Poi detti fur delitti;
Ed ecco il pio filosofo
In ceppi rei giacer:
Eccol d'iniquo giudice
Gl'insulti sostener.

—«Che ti giovar gli stolidi
Del Nazareo costumi?
Se brami scampo, ossequio
Presta ad Augusto e a' numi:
Mira per quei che agl'idoli
Incenso negan dar,
Mira i parati eculei,
Mira i flagei d'acciar».

Non si smentì nell'ansia
Della terribil ora;
Mostrò come un Apostolo
Opri, patisca e mora:
Al giudice, a' carnefici
Perdono oppose e amor,
Ed il sublime esempio
Nobilitò altri cor.