Venner con lui dal carcere
Ai barbari supplici
Intemerata vergine
E cinque eletti amici:
La giovin fra gli strazii
Un gemito mandò;
Giustin mirolla, e impavida
Gli strazii sopportò [1].
[1] Con S. Giustino furono martirizzati cinque suoi amici ed una fanciulla per nome Caritana.
SAN CARLO.
Bonus pastor animam suam dat
pro ovibus suis.
(Ioh. 10, v. 11).
Oh! quanto degno è di fiducia un grande
Di pietà e sacrificii operatore,
Che fu debol mortale, ed ammirande
Forze trovò nel suo sublime amore!
Fama antica non è che voci espande
Sovra Carlo, d'Insubria almo Pastore;
Ei visse quasi ieri, e sue pedate
In tutto il suol natìo sono stampate.
E perocchè de' secoli non volve
Oscura nube di sua vita i fatti,
Dir non possiamo: «Era d'un'altra polve,
Era di tempi al dolce errar men atti».
Dir non possiam: «Noi tal etade involve,
Che irresistibilmente al mal siam tratti».
Ma ravvisiam come in orrendi tempi
Possan pur di virtù fulgere esempi.
Sotto il tempio gigante di Milano
Un delubro contien la sacra spoglia;
Colà viene il devoto da lontano,
E de' commessi falli si cordoglia,
E fede ha ch'ivi niun pregar sia vano,
E torna speranzoso alla sua soglia;
E narrato è di cuori, un dì perversi,
Che furono per sempre al ciel conversi.
Talora a quel delubro io discendea
Dubbio su tutto, e quasi su Dio stesso,
E lung'ora solingo ivi gemea
Da sciagurate passioni ossesso,
Poi vedea mover giù dalla scalèa
Il poverel da' suoi malori oppresso,
Ch'appo il corpo del Santo s'inchinava,
E di lui la beata alma pregava.
La fè del poverello io con dolcezza
Invidiando, era commosso al pianto,
E vergognava della ria stoltezza
Che sovente di senno usurpa il manto;
E allor tutta splendeami la bellezza
Del culto ch'elevar può l'uom cotanto;
E Carlo io pur pregava, e in me largita
Tosto sentìa di maggior fede aita.
Sempre onorai quel forte: ad onoranza
M'astringon que' magnanimi mortali,
Ch'osano concepir l'alta speranza
Di sveller d'infra il mondo orrendi mali;
Ch'osan, non per vendetta od arroganza
Contro a poter di soverchianti eguali,
Ma di Dio per amore e delle genti
Confonder dell'iniquo i rei contenti.