Basti che mentre di giustizia scocca
L'ineluttabil folgore sull'uomo,
Sull'uom misericordia anco trabocca.

Basti che sì da colpa ei non è domo,
Che per mano di Dio non debba pure
Frangere il giogo, e avere in ciel rinomo.

Basti ch'ei fra ignominie e fra sciagure
Sta grande e conscio di virtù divine,
E gli destan rossor vizi e lordure.

Ei molto ignora, ma le sue rovine
Attestan quella origin ch'egli avea,
E suda a restaurarle insino al fine;

E abborre l'angiol vil che il seducea,
L'angiolo vil che invano ognor gli grida:
«Nulla tu sei che argilla stolta e rea!»

Taci, bugiardo spirto! Iddio m'affida:
Ei non m'ha tolto, come a te, l'amore:
Uom si fe' perch'io 'l veda ed abbial guida.

Servo a lui son, ma sono a te signore;
Mal cangi astutamente e viso e manto,
Per trarmi fra tuoi schiavi al tuo dolore.

Mal di filosofia t'usurpi il vanto,
Per insegnarmi il tuo esecrando scherno
Sull'alte mire del tre volte Santo!

Io caddi al par di te dal regno eterno,
Ma non sì basso; e se mi curvo al suolo,
Non è per invocar fango ed inferno,

Bensì lui, che raddurmi al ciel può solo!