Nè quest'amica degli afflitti cuori,
Per ritrarli all'altezza del Vangelo,
Li circonda di spregi e di rigori,
Si ch'ognor tremin, quasi in ira al cielo:
Del pentimento ai nobili dolori
Vuol congiunta speranza e amante zelo;
Vuol quella santa ilarità tranquilla,
Per cui la Croce maggiormente brilla.

Certo, ell'avea le inique voci udito
Contro a religïon vibrate spesso:
Che selvaggia sia questa, ed avvilito
Cada, se a lei si volge, un cuore oppresso;
Mostrar quindi la saggia ha statüito,
Che fede e cortesia si danno amplesso,
Che penitenza e consolante riso
Ponno concordi alzarci al Paradiso.

Ah sì! caratter questo è ben del vero,
E sol di Cristo nella legge splende!
Che in chiunque a virtù mova sincero,
Santificati e duolo e gaudio rende:
Retta è la via del penitente austero
Che ne' deserti caritade accende:
Retto altresì, purchè temprato e pio,
È il civile consorzio innanzi a Dio.

Onore ai forti Anacoreti! e onore
A tali, che bensì reggon la Croce,
Bensì il proprio e l'altrui piangono errore,
Nè ignoran di mestizia il carco atroce,
Ma rimangon nel mondo, e con amore
Spandendo van religïosa voce!
Duo son diversi modi, ambo divini,
Per cui l'uomo al Signor si ravvicini.

L'ammirata da me soccorritrice,
Mentre al Signor ravvicinare anela
Adulta moltitudine infelice,
Pur di bimbi plebei prende tutela;
Perocchè padre indarno e genitrice,
Che faticando tutto il dì trafela,
Vorrìa de' meschinelli assumer cura,
E, negletta l'infanzia, ahi! si snatura.

Memore che sì cari il Dio umanato
Dichiarò i pargoletti ond'era cinto,
La pia nel proprio ostello ha radunato
Stuol di fanciulli in duplice ricinto,
Ove, mentre sostegno al corpo è dato,
Viene a virtù il crescente animo spinto,
Vigilando colà vergini umìli
Ad addolcire i palpiti infantili.

Intanto, pur allor che senza asprezza
Un cor religïon fervido porta,
Consüetudin mai di vil mollezza,
Nè per sè, nè per altri unqua sopporta.
Poco gl'incanti della vita apprezza
Chi di celeste amor l'alma conforta:
Giorni in secreto mena penitenti,
E se bello è il rischiar, corre ai cimenti.

Questa donna vegg'io quindi nel tristo
Tempo in cui Dio l'indico morbo scaglia
Trarre agl'infermi ad onta del previsto
Pericolo che a molti il cuore ismaglia.
Compiange, esorta, ajuta, e volge a Cristo
Chi in angoscia di morte si travaglia,
Poscia a piangenti vedove e orfanelli
D'orrenda povertà tempra i flagelli.

In tai fatiche ed in quell'aure infette
Langue della gentil la debol salma,
Ma sinch'altri giovar Dio le permette,
Ella non osa a sè conceder calma:
Il benevol desìo forza le mette,
E sua fiducia dal Signore ha palma:
Dolora, ma prosegue, e con sant'arte
Altrui suoi patimenti asconde in parte.

Tal esser può sì fievol creatura,
Qual è donna cresciuta a splendid'agi,
Quando al lume del Ciel che l'assecura,
Pace e gloria non pone in bei palagi,
E rammenta che un Dio prese figura
Di poverello, e visse infra disagi,
E di lui ne assevràr le labbra sante
Che in ogni afflitto Ei stassi a noi davante!