Quanti avrian le persone alte e ridenti
Ch'essi strascinan luride e contorte,
Perchè guaste d'infanzia agli elementi!
Oh benedetti voi che sulla sorte
Della schiatta plebea v'intenerite,
E pensate a scemarle e vizi e morte!
In voi sì belle le grandezze avite
Non son, quant'è il magnanimo disìo,
Onde a tanti innocenti asilo aprite.
Memori siete di quell'Uomo-Iddio
Che, cinto da drappel di bambinelli,
Li confortava col suo sguardo pio,
Ed imponea d'assomigliare a quelli.
E voi benedette,
Donzelle pietose,
Che al Dio de' bambini
Facendovi spose,
Di madri assumete
Le pene e l'amor.
Per voi dalla terra
Piacer non alligna:
Fors'anco taluno
Vi guarda e sogghigna,
Vi chiama delire
Da stolto fervor.
Ma voi non curanti
Di plauso o di scherno,
I poveri amando
Amate l'Eterno,
Ai bimbi servendo
Servite a Gesù.
Il mondo che ignora
Del core i misteri,
Non sa che più dolce
Di tutti i piaceri
È l'umil conflitto
D'arcana virtù.
La vergine sacra
Al Dio degl'infanti
Sublima sue pene
Con palpiti santi;
È abbietta ai mortali,
Ma l'anima ha in ciel.
Con Dio nella mente
Le cure più gravi,
Le cure più vili
Diventan söavi:
Bassezza non tange
Un'alma fedel.
La vergine sacra
Al Dio de' bambini
Vagheggia in Maria
Affetti divini,
Le impronte cercando
Di lei seguitar.
Non volgono ai bimbi
Tirannico ciglio
Color, che mirando
Maria col suo Figlio,
Li veggon dal cielo
Sui bimbi vegliar.
Ah! sì, benedette
Voi tutte, o bell'alme,
Che ai miseri infanti
Porgete le palme,
Di padri e di madri
Vestendo l'amor!
Pensier non vi preme
Di plauso o di scherno:
I poveri amando
Amate l'Eterno:
Ai bimbi servendo
Servite al Signor.