L'amor de' nostri Genii: in lor le stesse
Ardono industri fiamme generose
Per l'alme peregrine a lor commesse.

E più lieti n'avvampan, dacchè impose
L'Eterno a Gabriello il gran messaggio,
E Maria «la tua ancella ecco!» rispose.

In quel bel dì le sfere tutte omaggio
Le prestaro, e degli Angioli reìna
Brillò una Donna di terren lignaggio!

Qual fu la gioia lor quando in meschina
Stalla videro nato il Dio lattante
Al sen della Mortal, fatta Divina!

Oh felice lo stuolo vigilante
De' pastori che l'inno udiron primi,
Nuncio alla terra del celeste Infante!

Godo in pensar che allor fra que' sublimi
Angioli avevi loco, Angiolo mio,
Tu che guidarmi or degna cura estimi.

Tu l'hai veduto quell'amante Iddio
Pender bambin fra le materne braccia,
E già per me il pregavi, e t'esaudìo!

E poi seguisti di Gesù ogni traccia
Pel cammin della vita, e poi vedesti
Sul fero legno sua languente faccia,

E di dolor sui falli miei piangesti!

II.