Il confidente de' secreti affanni!
L'incanto che i pensier m'ha raddolciti!
Il braccio che strappommi a crudi inganni!

Oh tutti voi, che da dolor colpiti
Gemete in questa valle, abbiate spene
Ne' tutelari Spirti a voi largiti!

Io troppo spesso ad amistà terrene
Volli appoggiarmi, ed eran pochi i fidi
Che davver s'attristasser di mie pene.

I più m'amavan per sè stessi, e vidi
Taluni rinnegarmi, e perfid'eco
Far contra me di vil calunnia a' gridi.

Ed io, folle, piangea!—Ma quand'io meco
Sentìa il celeste amico mio verace,
L'angosciato mio core effondea seco,

Ed ei benigno v'istillava pace!

III.

Angiol mio, dove sei? Mai dal mio fianco
Non ti partir, che s'appo me non t'odo,
Tu sai quanto al ben far divenga io stanco.

Di vane inquïetudini mi rodo,
Se a me incessantemente non favelli,
E ai vili penso, e d'abborrirli godo.

Ottienmi ch'io perdonar sappia ai felli,
Ed opri ognor secondo te, secondo
L'orme de' miei più nobili fratelli.